Nobili D

La scomparsa, dopo una lunga malattia, di Daniela Nobili, psichiatra e Membro Ordinario della SPI, ha profondamente addolorato gli amici e i colleghi che l’avevano conosciuta, molti dei quali avevano partecipato con lei ad una lunga stagione creativa nell’ambito della psicoanalisi italiana e di quella bolognese in modo particolare.

Lasciamo parlare un ricordo di Silvia Molinari Negrini.

"Egon Molinari, medico, subito dopo la fine della guerra, nel 1945, fece due cose: la prima, contattò Cesare Musatti a Milano e gli chiese di essere preso in analisi con la prospettiva di diventare psicoanalista; la seconda, si iscrisse alla Specializzazione in Neuropsichiatria della Facoltà di Medicina a Bologna.

Nel Settembre 1950 la sua partecipazione al I° Congresso della SPI, indetto a Roma dopo la sospensione nel periodo fascista, segnalò la sua accettazione come Membro della Società Psicoanalitica Italiana e cominciò a esercitare la professione.

Alla fine degli anni '50, essendo l'unico psicoanalista attivo e autorizzato a operare tra Milano e Roma, si era raccolta anche una piccola comunità di medici e psichiatri interessati alla teoria e alla pratica clinica della psicoanalisi.

Furono soprattutto alcuni psichiatri che lavoravano all'Ospedale Psichiatrico Roncati di Bologna che portarono avanti con entusiasmo questa nuova visione di come lavorare con pazienti ospedalizzati: Carloni, Spadoni, Zucchini, Mantovani, Nobili e altri che via via si aggiungevano. Si creò un piccolo gruppo che si riuniva a casa di Egon Molinari per leggere insieme, discutere, scambiarsi esperienze...

Carloni diventò didatta, come allora si diceva, e il gruppo diventava sempre più numeroso fino a dover cercare altri spazi per incontrarsi e venne fondato il Centro Psicoanalitico di Bologna.

Fu molto importante per rendere attivo e compatto il gruppo che si costituiva l'iniziativa di Molinari e Carloni di creare la collana "La Sfinge", edita da Guaraldi, in cui si voleva tradurre e pubblicare le opere dei primi allievi di Freud: Ferenczi, Rank, Abraham, Jones, Michael e Enid Balint, Roheim, Bonaparte e altri...

Soprattutto la traduzione degli scritti di Ferenczi, pubblicati in quattro corposi volumi con la presentazione congiunta di Molinari e Carloni, fu accolta con entusiasmo, perché prospettava una visione diversa di come rappresentarsi la scena della situazione terapeutica e di come operare all'interno della relazione tra paziente e analista.

Questo incontro felice con un autore che descriveva vivide scene cliniche, era attento agli affetti sia del paziente sia di se stesso, capace di descrivere in poche pagine un'intera teoria, di mettere a fuoco tante piccole rappresentazioni cliniche, senza nessuna boria, e che aveva scritto il saggio "Confusione delle lingue", su cui c'è ancora tanto da meditare, ha lasciato un'impronta sulla crescita del gruppo originario bolognese, che fin dall'inizio si ispirò a Ferenczi.

Nel Maggio 1983, al Convegno a Seminari multipli di Bologna, fu proposto un Panel intitolato "Come parlare per essere intesi".

Glauco Carloni, Daniela Nobili e Silvia Molinari presentarono ognuno uno scritto, scegliendone personalmente il titolo e scrivendolo.

Ognuno scelse il titolo del proprio contributo e lavorò da solo, senza scambiare consigli o riflessioni con i colleghi; ma, sorprendentemente, ci siamo riconosciuti reciprocamente uniti in un accordo di base sui temi affrontati e sulle modalità di elaborazione. Era la lezione ferencziana alla base di questa operazione di approfondimento sulla relazione tra paziente e analista!

Il CPB si è formato proprio sul presupposto di dare voce anche al paziente: attenzione ai suoi pensieri e ascolto dei suoi affetti.

Ferenczi ci propone una stanza di analisi in cui sono in campo due persone, ognuna con un'identità, un proprio mondo interno, una storia personale; tutti e due hanno un inconscio: anche l'analista! E devono trovare un linguaggio per rapportarsi, un linguaggio comune, non prevaricante: siamo fatti della stessa pasta, dice Ferenczi nel suo saggio fondamentale "Confusione delle lingue".

Questo momento della mia storia di psicoanalista, il Panel "Come parlare per essere intesi", lo considero il mio approdo, il mio porto sicuro:mi ci riconosco.

E porterò sempre nel cuore i miei compagni di avventura, Glauco Carloni e Daniela Nobili".

 Nobili e Molinari

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