
Il gruppo cambia nome
A 13 anni dall’avvio della nostra attività, sentiamo necessaria una denominazione più estensiva e al contempo più centrata sull’attuale identità del gruppo.
Permane il nostro interesse sull’uso degli strumenti psicoanalitici negli eventi traumatici che coinvolgono la collettività, e in tali contesti abbiamo maturato nuove esperienze, ad esempio abbiamo realizzato interventi in occasione delle ripetute alluvioni che hanno colpito la nostra Regione o in contesti organizzativi/lavorativi/istituzionali dove sono avvenute aggressioni o morti violente.
Ci siamo inoltrati anche a esplorare realtà gruppali o istituzionali attraversate da situazioni di crisi, più o meno radicali, che possono disturbarne il funzionamento o arrivare a compromettere la capacità di trovare soluzioni efficaci, logorando la tenuta e le difese di ciascun professionista frustrandone la creatività. Ci riferiamo in particolare a contesti lavorativi nei servizi sanitari, educativi e sociali, settori che negli ultimi anni soffrono particolarmente dei cambiamenti culturali, tecnologici e relazionali in corso e non ultimo della diminuzione di risorse.
Abbiamo incontrato équipes in significativa difficoltà, arroccate rigidamente su posizioni difensive che non consentivano uno sguardo libero sull’oggetto del lavoro, o fortemente impegnatee in conflitti interni, o esasperate da carichi emotivi e responsabilità a cui cercavano di far fronte. Si è trattato di diversi percorsi presso CSM, SERDP e strutture di ricovero come SPDC e RTI e di un’équipe multidisciplinare pediatrica che cura a domicilio giovanissimi pazienti molto gravi.
In queste situazioni il nostro intervento ha fatto affidamento alla competenza nell’ascolto affinata con la formazione analitica, e ai metodi di lavoro in gruppo, specificatamente il metodo dei Seminari Clinici di Gruppo (Ferruta 2010, 2019) e il Gruppo Balint.
Abbiamo sentito quanto il peso emotivo di queste realtà organizzativo/aziendali possa provare la tenuta di una mente e della mente di un intero gruppo.
Attualmente svolge funzione di referente del gruppo Maria Moscara; i componenti sono: Elena Arigoni, Giorgio Bambini, Maria Cristina Calzolari, Chiara Ghetti, Manuela Martelli, Rosanna Rulli.
Gruppo di ricerca e lavoro sulle Psicoemergenze
Dal 2012 è attivo presso il Centro di Bologna il Gruppo di ricerca e lavoro sulle Psicoemergenze, nato dopo il terremoto che colpì l’Emilia nel maggio di quell’anno, da un gruppo di soci mossi sia dal desiderio di aiutare le popolazioni colpite dal terremoto offrendo l’ascolto e le competenze della psicoanalisi, sia dall’interesse per l’approfondimento delle possibilità che gli strumenti psicoanalitici offrono per intervenire in contesti traumatici collettivi.
Fu Mario Crisci, con l’appoggio dell’Esecutivo del Centro, a cogliere e catalizzare le istanze espresse dai soci, promuovendo la nascita del gruppo, che nel 2012 e 2013 organizzò, presso il Centro di Bologna, incontri aperti a tutti gli operatori dei Servizi, agli psicoterapeuti ed ai professionisti della salute mentale impegnati nell’opera di soccorso e interessati a studiare e riflettere insieme, in una prospettiva psicoanalitica, sulle esperienze di lavoro nelle zone terremotate. Questi incontri coinvolsero, oltre a diversi soci del CPB, una cinquantina di professionisti emiliani, molti dei quali appartenenti ad altre società nel campo della psicoanalisi e psicoterapia. Fu l’occasione per conoscere i diversi interventi attuati sul campo, ma soprattutto per avviare, attraverso l’ascolto reciproco e la condivisione delle esperienze, un primo processo di elaborazione delle angosce con le quali si era entrati in contatto. Contribuirono inizialmente alla conduzione di questi incontri anche Marco Longo e Ambra Cusin, due colleghi SPI con formazione specifica sul lavoro con i gruppi ed esperienza diretta nella psicologia dell’emergenza.
Contestualmente furono accolte richieste di aiuto provenienti da diverse realtà sociali con le quali sono stati costruiti percorsi gruppali condotti dai soci del Centro nei territori colpiti dal terremoto: un gruppo di Medici di famiglia (2013-2014), i genitori di due istituti scolastici (2012-2013), gli operatori di un Centro di Salute Mentale (2013-2014). Sono stati inoltre realizzati incontri di formazione per i volontari di una associazione coinvolta dalla Protezione Civile, ed è stata offerta una presenza di ascolto all'interno di una tendopoli (2012).
L’efficacia dell’ascolto e del pensiero associativo sono stati sperimentati in questi contesti gruppali accomunati dalla vicenda traumatica, come strumenti per un iniziale processo di trasformazione di quanto di impensabile e terrorizzante queste persone avevano vissuto.
Dopo questi primi due anni abbiamo sviluppato nuove esperienze di impegno in situazioni traumatiche, anche con caratteristiche molto diverse. Per alcune l’evento traumatico era definito e improvviso, come il sisma del 2016 nelle Marche, dove abbiamo sostenuto un gruppo di insegnanti di un istituto scolastico, o una vicenda di bullismo informatico in un gruppo di adolescenti (2019), o ancora un gruppo di alpinisti reduci dall’essere stati colpiti da una slavina(2019).
In altri casi, invece, la richiesta è venuta da operatori di strutture che attraversavano una fase particolarmente critica del loro lavoro in contesti difficili. In questi casi è stato opportuno e possibile costruire percorsi più articolati, ad esempio:
- un percorso sviluppato in due anni con operatori di centri per anziani richiesto dai Servizi Sociali di alcuni Comuni della provincia di Bologna (2014-2015)
- un percorso con operatori di una cooperativa sociale di Reggio Emilia per l’accoglienza ed il reinserimento di persone svantaggiate (2018-2019)
- un gruppo di medici di Medicina Generale di Bologna che si è organizzato in percorso continuativo secondo un modello derivato dai Gruppi Balint e dai Clinical Groups Seminars (dal 2018).
Ci siamo confrontati quindi non solo con emergenze da catastrofi naturali, ma anche con realtà connesse a fenomeni come la recessione economica e le nuove povertà, l’emarginazione della popolazione anziana, il cyberbullismo.
Anche l’emergenza della pandemia da covid 19, con le sue caratteristiche pervasive e planetarie, ci ha visti impegnati in due progetti realizzati questa volta attraverso collegamento video:
- uno presso una residenza per anziani della provincia di Bologna nei mesi del primo lock down,
- un altro di più ampio respiro che ha coinvolto i coordinatori delle case protette per anziani della città metropolitana, commissionato dall’ASL di Bologna, dove sono stati organizzati 4 percorsi di gruppo in parallelo nell’autunno/inverno 2020-2021.
Nel corso di questi anni abbiamo messo a fuoco alcuni aspetti metodologici per l’intervento con strumenti psicoanalitici in circostanze di emergenza, o nel post-emergenza, che siamo stati chiamati ad illustrare ad esempio nel 2017 nel corso organizzato dall’Ordine degli Psicologi ER sulla psicologia dell’emergenza.
L’assetto a distanza, reso necessario dalla pandemia, ha poi sollecitato ulteriori riflessioni e sperimentazioni sulla conduzione dei gruppi da remoto, sulle cui modalità stiamo tuttora lavorando e avviando nuovi progetti.
Attualmente sono questi gli analisti che partecipano alle attività del gruppo: Elena Arigoni, Giorgio Bambini, Cristina Calzolari, Chiara Ghetti, Manuela Martelli, Giorgio Mereu, Maria Moscara, Rosanna Rulli, Ernestina Sgorbani.
Il ruolo di referente del gruppo, inizialmente di Mario Crisci, è passato a Chiara Ghetti, con compiti di coordinamento e segreteria.
Chiara Ghetti
febbraio 2022