LOCANDINA MOSTRA 2018

Il Progetto sul tema “Adolescenti e Migranti. Quale identità” si è integrato al lavoro pittorico sul tema: Il Viaggio, la Terra e la Fratellanza. I ragazzi del Liceo Artistico e i giovani migranti hanno disegnato come immaginavano l’altro prima di incontrarlo poi, grazie alla disponibilità dei Licei, i ragazzi si sono incontrati e si sono confrontati sui loro disegni dedicati interamente all’Altro, al suo Volto, all’Esperienza che ciascuno di loro ha fatto del volto dell’altro.
Infine gli adolescenti si sono incontrati con i richiedenti asilo delle tre cooperative (CAD, Eucrante e Centofiori) alla Casa dell’Intercultura, con il coordinamento di Gloria Guencivilla (Associazione Arcobaleno), dove hanno disegnato con grande emozione, a quattro, sei, dieci mani, sviluppando immagini e pensieri in gruppo. L’esperienza d’incontro e di bellezza ha permesso di superare le paure, le difese e i pregiudizi. L’interruzione degli stereotipi del passato ha fatto nascere opere artistiche di grande creatività. Nel semplice incontro di un uomo con l’altro si gioca l’essenziale momento della scoperta, della rivelazione della presenza dell’altro, con tutto il suo universo interiore, con tutta la sua umanità.
“Ogni Altro sono Io” scrive Alberto Manzi (insegnante elementare).
Nell’epifania del volto dell’altro “scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro…e l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto” - scrive Levinas (1995) filosofo francese.
Il volto è il luogo dell’incontro, è il luogo in cui si giocano tutte le dinamiche dell’uomo, dall’amore tra due persone alla guerra, alla pace.
È quindi un mezzo di comunicazione primario che ci richiama il bisogno di contatto e di rispecchiamento con il Volto (sguardo) della madre.
L’incontro con il volto dell’Altro provoca inizialmente in noi un senso d’inquietudine, il desiderio di eliminarlo, perché diverso, ma è proprio il soffermarsi sul volto dell’altro che stabilisce la relazione.
La relazione è responsabilità, è condivisione, è amore per Sé e per l’Altro.

L’Altro è dunque una rivelazione, diviene fulcro del pensiero. E la rivoluzione avviene attraverso il volto.
Il volto è qualcosa che posso fotografare, pittografare, ricordare, ma è allo stesso tempo qualcosa d’irriducibile, qualcosa che comunica emozioni. Se vedo qualcuno che piange, che ha paura, che gioisce, non potrò mai riconoscerne l’essenza, posso solo “contemplare”, entrare in relazione, sentirne la profonda responsabilità.
L’Altro da Sé (Alter, dal latino: diverso estraneo, straniero fuori e dentro di noi) è essenziale per il riconoscimento dell’Alterità e contribuisce alla formazione e costruzione del nostro Sé Soggettivo, al riconoscimento dell’Identità con le proprie immagini e le sue relazioni profonde in un processo riflessivo (Altro specchio dell’Io e viceversa con riflessi e ombre) entrambi si costituiscono.
Uno sguardo attento al volto dell’altro non permette l’odio o l’indifferenza: se faccio esperienza del volto dell’altro ne riconosco l’importanza e non sono più capace di indifferenza, né di odio.
Il volto dell’altro è un “Eccomi, ci sono” che chiede la nostra risposta e la nostra dedizione.
Se ogni processo comunicativo, fino al minimo contatto, fosse governato da questa responsabilità e da questa consapevolezza, probabilmente non esisterebbero molti conflitti come, purtroppo, le guerre.
Che cosa è il pensiero se non si traduce in gesti piccoli o grandi, se non trasforma il mio modo di essere, se non mi apre all’Altro e non definisce il mio essere nel mondo?

L'arte autentica di questi ragazzi ha prodotto un movimento emancipativo, la ripresa di un cambiamento. Anche la psicoanalisi aiuta a ricercare nuove "immagine trasformative del pensiero". L’emancipazione allontana ogni immagine normativa e libera la mente dall'assoggettamento a una forma-immagine identitaria predeterminata (robotica, priva di anima).
Dai disegni e manufatti esposti si coglie il profondo processo integrativo, avviato dai giovani artisti che hanno prodotto sia opere dal sapore più arcaico, sia opere più simboliche ed evolute, mettendo in scena "nuovi modi di vivere e di pensare”, come condizione per tenere insieme l'infinita pluralità delle differenze.

 

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