Che film consiglierebbe ai giovani analisti e psicoterapeuti in formazione? E, forse domanda gemella, le viene in mente qualche film che le ha fatto pensare “questo mostra come funziona quella data teorizzazione psicoanalitica”?
Direi che molti film possono essere di formazione per giovani analisti, ne ricordo uno di molti anni fa Tutti i battiti del mio cuore (2005, Raiplay) di Jacques Audiard, che presentai ad una rassegna di cinema e psicoanalisi, che tratta il tema delle identificazioni, della comunicazione nella relazione tra un padre ed un figlio e della ricerca di una “lingua” per esprimere in modo più autentico se stessi. Ultimamente, in un incontro al CPF mentre veniva presentato un caso clinico, mi è tornato in mente La pianista (2001, MUBI) di Michael Haneke, film molto istruttivo, a mio avviso, sul tema della perversione e sulla solitudine interiore del soggetto perverso.
Le chiedo ora di tracciare un percorso evolutivo tramite quattro film, uno per ogni età della vita: infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia.
Per l’infanzia: Babies (2010, Apple) di Thomas Balmès, bellissimo documentario sullo stile di allevamento di quattro bambini originari di quattro parti del mondo; Fanny e Alexander (1982) di Ingmar Bergman.
Per l’adolescenza: L’attimo fuggente (1989, Sky/Now) di Peter Weir, XXY (2007) di Lucìa Puenzo, Anima bella (2022, Raiplay) di Dario Albertini.
Per la maturità: Perfect Days (2023, Sky/Now) di Wim Wenders, perché bisogna essere molto maturi per approdare ad una così raffinata capacità di rimanere “eccentrici” rispetto a se stessi.
Per la vecchiaia: Ella e John (2018, Raiplay) di Paolo Virzì.
Le serie TV hanno trasformato il modo di raccontare attraverso gli schermi, dilatando i tempi e permettendo scritture di ampio respiro ma allo stesso tempo producendo una quantità enorme di materiale spesso di scarso valore nel quale ci si può perdere. Quale pensa sia stata una serie capace di lasciare qualcosa di significativo?
Un po’ di tempo fa ho recensito Servant (2019, 4 stagioni), una serie di Apple+ che, a mio avviso, esemplifica bene alcune teorie di Winnicott (illusione, disillusione, lutto e realtà).
I film di genere (horror, giallo, fantascienza, ecc.) sono stati spesso sottovalutati dalla Critica, quella con la C maiuscola, venendo trattati come film “di serie B”, sia per forma che per contenuto. Eppure, aldilà degli aspetti di intrattenimento che li contraddistinguono, possono talvolta permettersi di affrontare tematiche importanti e di farlo con forza e creatività. Ce ne può consigliare qualcuno?
Per lasciare il segno bisogna andare ai grandi film, come Blade Runner (1982, Amazon), di Ridley Scott, 2001: Odissea nello spazio (1968, Amazon, Apple) e Shining (1980, Sky/Now), di Stanley Kubrick.
Qual è per lei un film sconosciuto o dimenticato che pensa invece meriterebbe di essere scoperto o riscoperto?
Burning l’amore brucia (2018, Prime Video, TimVision) di Lee Chang-Dong, un film coreano tratto da un racconto di Murakami.
Molti film si sono occupati di temi esplicitamente psicoanalitici o, più in generale, di salute mentale. Quali secondo lei i più meritevoli?
Si può fare (2008), di Giulio Manfredonia.
La pazza gioia (2016, Raiplay, Sky/Now), di Paolo Virzì.
Un’ultima domanda, affidandoci alle libere associazioni: un solo titolo, un film rimasto fuori da queste domande che affiora alla memoria e che per qualsiasi motivo reputa imperdibile.
Un film della mia gioventù, Ecce Bombo (1975, Amazon, Apple, TimVision), di Nanni Moretti.