Tra piacere e dispiacere
esiste un crocevia.
Si chiama nostalgia.

 

Metroquadrato

Come soldati,
all’erta state, nelle vostre posizioni,
regine del metroquadrato
sia bandito lo sventurato
che tenta di spostarvi.
Quell’angolo di tavolo, quella poltrona
territorio che, come gatte in calore, marcate a vista
del tutto ignoto prima, adesso
come dame di scacchiera
presidiate inamovibili.
Tornassi tra diec’anni,
sempre sarete lì,
pallide vecchie dame
del metroquadrato.
Non il più comodo, oh no!
Né il migliore, dove filtra il sole più mite;
no, arcane ragioni han deciso in voi
che quello, solo quello
è il vostro lembo di mondo.
A ciascuna il suo! E non si entri nel mio,
metroquadrato ridotto a casa,
casa perduta,
l’abbiamo sgomberata,
la tua biografia in scatoloni,
che mai aprirò.
Dolore così bianco,
così duro, preciso come un compasso; fate bene, sagge,
a star ferme.
Mai più deportate.

 

Rifiuto

A tutto, tu dici no
tanto prima era sì,
amore è diventato odio,
alle puerili, stupide cose del mondo.
Degli altri,
il mondo è degli altri,
rumoroso fastidio,
tutto è troppo, devo
ridurre, tagliare
ogni dono
che non ingombri! che non avanzi!
Parsimonia
del piacere,
non ci si illuda tu possa un po’ godere,
castrazione del desiderio,
dell’eccesso innocente,
non ridi mai,
è per punirmi?

 

Il tu

Il marcatore del tu
segna un potere
bambini, vecchi, mendicanti
non son da Lei;
appena entrata, ignota
eri già un tu, che mai
ricambiavi.
All’estraneo si dà il Lei,
ma bambini, vecchi, mendicanti
ah, immigrati, son subito da tu;
no, nessuna tenerezza
solo potere. Voi dite:
infermiera, venga qui!
E loro stai brava, ora vengo!
Non ci sei solo tu.

 

La nobiltà degli inermi

Non mi sono mai piaciuti
i tanto attivi,
i robusti, i troppo contenti,
i sempre felici, i chiacchieroni,
i forti, i simpatici per forza,
i fascisti, i volitivi, i rabbiosi,
i sempre tenaci, gli imperturbabili.
Com’è nobile
la vostra inermità.

Ti sta piacendo,
un poco – solo un poco
la nuova casa? In fondo,
nessun pensiero! Sempre qualcuno
provvede. Inattese dolcezze,
piccoli nuovi riti
si fanno amare, non c’è che dire.
Hai smesso di opporti, e forse
godi - ce lo meritiamo
l’inatteso benessere della passività,
della scelta che non s’impone,
giorni che seguono ai giorni,
se ogni tanto qualcuna muore, tu sei
brava, a dimenticare.
Era vecchia! dici,
era così vecchia!
Adoro,
come sai consolarti.


Le poesie sono tratte dalla raccolta: La Nobiltà degli inermi - MC edizioni, (prefazione di Franca Grisoni) collana "Gli insetti", Milano (in corso di pubblicazione) 2024

Rossella Valdrè è Psichiatra e Psicoanalista con Funzioni di Training della SPI e dell’IPA. I suoi principali interessi sono la metapsicologia freudiana e l’estensione della psicoanalisi al mondo della cultura, in particolare al cinema. E’ autrice di diversi libri: La lingua sognata della realtà (Antigone, 2012); L’Altro. Diversità contemporanee: cinema e psicoanalisi nel territorio dell’alterità (Borla, 2015); Sulla sublimazione. Un percorso del desiderio nella teoria e nella cura (Mimesis, 2015); Cattive. E’sempre la donna la vittima? Autrici che ribaltano il mito (Alpes, 2015); La morte dentro la vita. Riflessioni sulla pulsione muta nella teoria, nella clinica e nell’arte (Rosemberg & Seller, 2016); Sul masochismo. L’enigma della psicoanalisi. Teoria, clinica, arte (Celad, 2020). Vive e lavora a Genova.

 

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