L’11 settembre 2001, Noam, un bambino di cinque anni fu testimone dello schianto dell’aereo di linea contro il World Trade Centre. Il giorno dopo egli raffigurò un aereo contro una torre, una palla di fuoco e le persone che si lanciavano dalle finestre. Nella parte inferiore dell’immagine disegnò un cerchio nero ai piedi degli edifici. Quando gli fu chiesto che cosa fosse, egli rispose: “Un trampolino..Così le persone potranno salvarsi la prossima volta che dovranno saltare”.
Durante i disastri, i bambini prendono esempio dei propri genitori: se questi ultimi riescono a mantenere la calma e a rispondere ai loro bisogni, possono sopravvivere a incidenti terribili senza riportare gravi cicatrici psicologiche. Al contrario di Noam, alcune persone traumatizzate si bloccano, si fermano nella loro crescita perché non riescono a integrare le nuove esperienze nella vita attuale. L’autore, lungo tutto il libro, mostra come il trauma interessi l’intero organismo umano: corpo, mente e cervello. La sfida non è imparare ad accettare le cose terribili che sono accadute, ma imparare a ottenere la padronanza sulle proprie sensazioni interne e sulle emozioni. Sapere che qualunque cosa stia accadendo è circoscritto e che, presto o tardi, finirà, rende la maggior parte dell’esperienza tollerabile.
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