Un libro vero e sincero, irreverente e poco elegante. Una storia impietosa che ci ricorda che l’anatomia non sempre è il nostro destino, che il genere si definisce attraverso un complesso lavoro di assegnazione dove l’altro svolge un ruolo importante.
Una buona occasione per ripensare a quel processo di insediamento della psiche nel soma del quale parla Winnicott, e all’opportunità che la psicoanalisi può offrire quando, attraverso quella preziosa esperienza che è il riconoscimento, riesce a dare parola all’inconscio.
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