A cura del Gruppo PER del Centro Psicoanalitico di Bologna

klimt AppleTree

(Klimt G. Apple Tree I. Olio su tela, 1912, Österreichische Galerie Belvedere Vienna)

Il 3 dicembre 2025 c'è l'ennesimo sgombero dei magazzini di Porto vecchio a Trieste; ha interessato 150 persone migranti transitanti e richiedenti asilo. Negli stessi giorni, in uno dei locali di Porto Vecchio muore per freddo Hichem Billal Magoura, cittadino algerino di 32 anni.

Seán Binder, 31enne tedesco cresciuto in Irlanda, esperto di soccorso subacqueo, che nel 2016 va a Lesbo, in Grecia, e collabora con una ONG locale per aiutare i soccorsi in mare dei migranti, nel 2018 viene arrestato dalla polizia. Dopo 106 giorni in carcere viene rilasciato con cauzione. Nel processo, aperto il 4 dicembre 2025, Seán deve difendersi dalle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, appartenenza a un’organizzazione criminale e riciclaggio, rischia fino a 20 anni di carcere.

Il 4 dicembre 2025 Amnesty International ha diffuso un rapporto sui trattamenti crudeli, inumani e degradanti all’interno di due centri di detenzione per persone migranti della Florida: l’Everglades Detention Facility (noto come “Alligator Alcatraz”) e il Krome North Service Processing Center. Il rapporto, dell'autunno 2025, denuncia violazioni dei diritti umani di tale gravità da costituire in alcuni casi tortura. (Notizie da Pressenza, Agenzia stampa internazionale per la pace, la nonviolenza, l'umanesimo e la nondiscriminazione)

Il 18 dicembre è la giornata internazionale del Migrante, istituita dalle Nazioni Unite per promuovere i diritti dei migranti. Come psicoanalisti/e diamo parola a chi ha visto e vede perduto il diritto di essere riconosciuto e pensato, cercando cosi di nutrire l'umano che ci riguarda tutti e tutte. Lo facciamo con il nostro ascolto e il nostro sguardo, come scrive Mariano Horestein, psicoanalista ebreo argentino, nel libro “Freud a Gaza. Un testimone auricolare: lo psicoanalista.” Daniela Scotto Di Fasano e Marco Francesconi (a cura di) ed. Petite Plaisance 2024 “Credo che noi analisti dobbiamo stare sempre dalla parte dei perseguitati. E ciò equivale a pensare contro il potere.. Non è difficile per noi analisti, identificarci con i nomadi, con i migranti, con chi non parla la lingua del paese di accoglienza, con gli sconfitti della storia...Il luogo dell'analista è anche un luogo dove, attraverso il silenzio ospitale, risuonano le voci e le urla della sofferenza dell'altro, senza obbligarmi a scegliere quale altro soffre di più.Se la psicoanalisi rientra nelle discipline del racconto, dobbiamo dare spazio a storie antifondamentaliste, che possano riscattare il fondamento dell'umanità in quel desiderio dell'altro nascosto dalla pulsione omicida di fronte alla differenza...Basta strappare dal rumore le parole che non capiamo, permettere a quelle parole di disegnare storie altrui che trovino finalmente un ascolto ospitale, perchè diventi impossibile uccidere quelle voci,uno spazio dove la perplessità perduta sia ritrovata, dove il testimone auricolare possa annullare l'indifferenza davanti alla catastrofe e agli orrori, possa convertire i rumori in voci, le voci in parole, le parole in storie che meritano di essere ascoltate.”


 

Il gruppo Per del Centro Psicoanalitico di Bologna 

Nel 2016 la Società Psicoanalitica Italiana avvia una riflessione sull’applicazione dell’ascolto psicoanalitico al lavoro clinico e formativo con rifugiati, profughi ed esiliati, in risposta alla crescente emergenza migratoria europea. Nasce così il gruppo nazionale PER (Psicoanalisti Europei per i Rifugiati), collegato alla FEP e impegnato a contrastare l’indifferenza sociale e a sviluppare nuove rappresentazioni delle sofferenze legate alla migrazione.

Si formano piccoli gruppi di lavoro nei diversi centri psicoanalitici italiani, coordinati in tre macro-aree. A Bologna prende forma un gruppo locale, attivo in stretto collegamento con altri centri e con il nuovo Centro Adriatico.

Le attività del gruppo bolognese includono interventi nella Sanità Pubblica (consultazioni psichiatriche, partecipazione ai progetti FAMI Start-ER, lavoro con minori non accompagnati, supervisione ai tutori volontari) e collaborazioni con il privato sociale (gruppi di ascolto per rifugiati peer operator, supervisione ad operatori di strutture di accoglienza, supporto a vittime di tortura, collaborazione con associazioni come SOKOS e Percorsi aps). Alcune psicoanaliste offrono inoltre percorsi privati a costi agevolati per migranti di prima e seconda generazione, spesso in collaborazione con realtà del territorio.

Il Gruppo PER del Centro Psicoanalitico di Bologna è formato da Chiara Ghetti (Referente), Elena Arigoni, Giorgio Bambini, Federica Cavazzoni, Manuela Martelli, Giorgio Mereu, Maria Moscara, Alessandra Piccioni, Rosanna Rulli, Anna Maria Saccani, Federica Stortoni.

Per approfondimenti vedere la pagina dedicata sul sito del Centro Psicoanalitico di Bologna e per informazioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

We use cookies
Il nostro sito utilizza i cookie, ma solo cookie tecnici e di sessione che sono essenziali per il funzionamento del sito stesso. Non usiamo nessun cookie di profilazione.