Lungo le strade della libertà
Uno splendido sole primaverile ha accompagnato, nei primi giorni di aprile, il congresso annuale della Federazione Europea di Psicoanalisi (EPF-FEP) tenutosi a Dresda e dedicato al tema della libertà.
Il concetto di libertà non è psicoanalitico, ma tesse molti ponti con la storia, la filosofia e la letteratura. Si potrebbe dire che è un concetto "crocevia" che appartiene alle scienze umane. L’inglese free ha la stessa origine indo-europea di friend, dall’antico priyos, caro nel senso di dear, spiega l’analista serba Jasminka Suliagic in una delle letture plenarie congressuali. Ma anche la greca eleutheria, con la latina libertas condividono la radice leudh-, che significa crescere, evolvere. Riprendendo la relazione di Bernd Nissen, la natura psicoanalitica della libertà si situa nell’area della potenziale comunicazione tra sistemi psichici, nella costruzione di ponti tra il non pensato e non dicibile e il verbale. La libertà, in termini psicoanalitici, dice Suliagic, è un movimento oscillatorio tra istanze conflittuali psichiche che vanno in senso progressivo e retrogrado, e riguarda l’espansione del rappresentabile come fonte di potenzialità liberante.
Nella lingua tedesca ci sono due parole per indicare la libertà:
Freimachen, inteso come sollevare qualcuno da un peso o da un obbligo esterno. Un esempio, pensando alla cultura contadina, può essere quello di liberare le erbacce da un campo. Beifreiung, è una liberazione più interna ed esistenziale, una libertà di pensiero, una libertà politica percepita inacce ttabile nei regimi politici totalitari.
Laurence Kahn nella sua relazione di apertura del congresso sottolinea che la libertà è uno spazio che nasce all’interno di una tensione tra elementi opposti e accettare questa tensione e affrontarla implica sempre un lavoro di elaborazione.
Nel carteggio sulla guerra tra Einstein e Freud, quest’ultimo (1933) riprende un apparente paradosso: la libertà dipende dalla restrizione della libertà stessa. Questo implica che il soggetto rinunci ad assecondare la propria illimitata pulsionalità per subordinarsi a valori sociali comunitari.
Nel trattamento analitico la libertà creativa delle associazioni è strettamente legata al vincolo protettivo del dispositivo analitico stesso, protettivo e contenente. In Winnicott questa questione è stata elaborata con il concetto di “uso dell’oggetto”; un oggetto che sia capace di garantire un ambiente affidabile e che sopravviva alle tendenze distruttive del bambino. Non si tratta di un semplice adattarsi agli altri ma, come sottolinea Winnicott, la creatività dipende dal riconoscimento e dall’accettazione del suo potenziale di distruttività e quindi anche della possibilità di adattarsi a sé stesso.
Nella clinica ci si ritrova spesso dinanzi a pazienti che hanno il bisogno di rivendicare i propri impulsi in maniera concreta, totalitaria e onnipotente o che presentano un assetto interno caratterizzato da costrizioni superegoiche e da ideali rigidi tali da amputare elementi vitali e creativi del proprio Sé. Il cuore del lavoro analitico di elaborazione implica aiutare i pazienti ad accettare dei vincoli sfumati, sia intrapsichici che esterni, che rendono possibile un tipo di libertà e di esistenza diversa. Si tratta di una liberazione che va nel senso del Befreiung, una libertà all’interno di una struttura e di un’organizzazione. Il conflitto è spesso tra il bisogno di svincolarsi dai legami con gli oggetti primari, che oltre alle identificazioni genitoriali includono l'interiorizzazione di divieti superegoici a volte transgenerazionali, e quello di andare verso oggetti nuovi. La tensione nasce su una sottile linea tra l’emancipazione e l'oppressione.
La psicoanalisi tesse un forte legame con la storia, non solo quella degli analizzandi, ma anche con la storia comunitaria e la storia istituzionale.
Nella società contemporanea, non si può non pensare a come Trump tenti di ignorare qualsiasi vincolo sociale e legale a discapito degli altri, a favore di un godimento onnipotente. Quest’anno a Dresda ricorre l'80esimo anniversario del bombardamento da parte delle forze aeree britanniche e americane sulla Germania nazista. Michael Parsons, psicoanalista britannico, descrive come la città di Dresda venne distrutta intenzionalmente e deliberatamente, i nazisti decisero di avvalersi del diritto di commettere qualsiasi atto senza nessuna restrizione. Per gli alleati bombardare Dresda, afferma Parsons, era un atto che aveva lo stesso stato mentale presente nei nazisti, cioè una fantasia inconscia carica di distruttività e onnipotenza. Il risultato finale fu un’atrocità che costò la vita a 25000 vittime. In quell’attacco venne distrutta anche la Frauenkirche, la chiesa di Nostra Signora; per cinquant’anni la gente di Dresda ne conse rvò le pietre e dopo la riunificazione della Germania la chiesa fu ricostruita con le pietre originali custodite dalla popolazione. La croce in cima fu realizzata da un artigiano britannico il cui padre aveva preso parte al bombardamento della città.
Conservare le rovine e poi usarle per ricostruire: un lavoro di elaborazione psichica e di riparazione di cui gli esseri umani hanno bisogno per poter vivere in uno spazio interno ed esterno conflittuale ma meno distruttivo, aperto alla libertà di cui come europei abbiamo goduto da quel tragico conflitto.
L’IPA quest’anno ricorda anche il congresso del 1985 ad Amburgo: ci sono voluti 40 anni perché la comunità psicoanalitica internazionale potesse tornare in Germania, erano molti gli analisti che avevano perso i familiari nell’Olocausto. L’incontro in terra tedesca permise la rottura del lungo silenzio e l’apertura verso una narrazione e una ricerca di senso da parte di tutta la comunità psicoanalitica. La parola, col suo potenziale rappresentativo, è l’atto rivoluzionario che può dare vita a nuovi scenari narrativi, storico-politici e psichici.
Bibliografia:
Cerimonia di Apertura (1986), Cerimonia di apertura 34esimo Congresso IPA, Amburgo, domenica 28 luglio 1985. Int. J. Psychoanal., 67:3-8
Chasseguet-Smirgel J. (1987), Time’s white hair we ruffle. Reflections on the Hamburg Congress. International Review of Psychoanalysis, 14: 433-444
Einstein A. (1933), Perchè la guerra? In Standard Edition, 22: 199-202
Kahn L. (2024), L’avenir d’un silence. Parigi, PUF
Kahn L. (2023), Cosa ha fatto il nazismo alla psicoanalisi. Alpes
Winnicott D. (1956) La tendenza antisociale in Dalla pediatria alla psicoanalisi. Londra, Tavistock, p.306-315.