

Dal 30 luglio al 2 agosto si è svolto a Lisbona, nel Centro Cultural de Belém, il 54° congresso dell’IPA, intitolato “Psychoanalysis: an anchor in chaotic times”, affiancato dal 28° congresso IPSO.
Il titolo scelto ben rappresenta la dialettica tra la psicoanalisi e le turbolenze sociopolitiche che stanno attraversando il mondo, in particolare negli ultimi anni.
L’apertura del congresso è stata affidata alla sudafricana Pumla Godobo-Madikizela, che ha parlato di trauma e riparazione nel contesto dell’apartheid, temi che hanno fatto da filo conduttore a molti panel successivi.
Le plenarie dei giorni seguenti sono state organizzate intorno a quattro prospettive fondamentali per l’attualità psicoanalitica:
- le fondamenta metapsicologiche (con gli interventi dell’americano Stephen Seligman e dell’argentino César Merea);
- il rapporto tra psicoanalisi e il virtuale (la coreana Sun Ju Chung);
- la rilettura dell’Edipo nelle diverse culture (il tedesco Tomas Plänkers).
Sia le plenarie che le presentazioni parallele hanno sottolineato e ripensato il valore simbolico della psicoanalisi come “àncora”. Vivere in un mondo traumatizzato da catastrofi — siano prodotte dall’uomo, come le guerre, o indirette, come gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico — ridimensiona il senso “individuale” della teoria e della terapia psicoanalitica, chiamandola sempre di più a pensare e a proporre soluzioni creative di fronte alla complessità dei nostri tempi, nei quali l’irruzione della realtà esterna torna a farsi sempre più insistente e violenta.
Gli sconvolgimenti dell’attualità hanno stimolato lavori sugli esiti dei traumatismi precoci, dell’arresto primitivo dello sviluppo narcisistico, degli effetti disgreganti dei tempi che abitiamo, dal livello individuale a quello gruppale e sociale. Come ricorda Seligman “la psicoanalisi è nata in un’epoca di sconvolgimenti storici, segnata dal crollo degli ordini consolidati” e proprio per questo le sue teorie sono servite come àncora al caos che permea il lavoro negli studi e al loro esterno. L’americano invita tuttavia a “una presa meno rigida ad esse”, che, in relazione alla natura aperta ed inclusiva dalla psicoanalisi, potrebbe facilitarne il compito di comprensione della psiche, come testimoniato dai lavori del suo fondatore.
Il costante dialogo tra i propri assi teorici e l’apertura verso modificazioni attente alla temperie storica e culturale contemporanea è rinvenibile nelle parole di Plänkers, quando afferma che “se la psicoanalisi deve essere un’ancora in tempi caotici, allora può esserlo nel suo campo limitato solo se svela l’attacco alla triangolarità individuale e sociale, e quindi alle forme mature del pensiero”.
Dal congresso è emersa quindi l’immagine di una psicoanalisi viva e sfaccettata, con solide radici metapsicologiche ma al tempo stesso consapevole della necessità di superare dogmatismi e di “uscire” dagli studi privati, per farsi portatrice, nel necessario dialogo con altre discipline scientifiche e umanistiche, di un pensiero profondo e responsabile, che mai come oggi è sotto continuo attacco.
La partecipazione è stata ampia e vivace: degli oltre 1700 partecipanti, erano più di cinquanta i membri SPI presenti, con voci attive in molti panel. Da sottolineare la presenza di colleghi giapponesi e coreani, comunità in forte crescita, oltre alle consuete rappresentanze da Nord e Sud America, Sudafrica e Australia. La cornice lisbonese, “ombelico del mondo” sia per geografia che per storia, ha favorito questo incontro e la costruzione di gruppi di lavoro diversificati.
Molti i nomi illustri presenti, a partire dal 96enne Otto Kernberg, presidente onorario IPA, accolto con un lungo applauso da tutta la sala, e dagli ex presidenti IPA Cláudio Eizirik, Stefano Bolognini e Virginia Ungar. Fra gli altri hanno partecipato anche, in ordine sparso, Jay Greenberg, Giuseppe Civitarese, i coniugi Bohleber, Fred Busch, Anna Ferruta, René Roussillon, Lesley Caldwell, Gohar Homayounpour e molte altre figure di spicco della clinica e della ricerca di area psicoanalitica.
È stato anche l’atto finale del Board IPA presieduto dall’americana Harriet Wolfe e dall’argentina Adriana Prengler. Il passaggio di consegne con il tedesco Heribert Blass e la vice presidente belga Katy Bogliatto è sembrato prefigurarsi in continuità tematica, avendo ben chiare le immense sfide che aspettano la psicoanalisi, e l’umanità tutta, oggi e nel prossimo futuro.

Filippo Barosi
Luca Castelletti
In collaborazione con Valentina Palvarini
Foto di Filippo Barosi e Simona Pesce
