Il progetto espositivo ‘Introspezione’ della giovane artista Sara Cecconi si dimostra coraggioso e attuale, affrontando con profondità un tema spesso evitato: il dolore psichico. L’idea di trasformare emozioni negative in materia artistica è potente, poiché dà voce a stati interiori repressi e promuove un dialogo più aperto sulla salute mentale. È significativa anche la volontà di spingere lo spettatore non solo alla riflessione, ma anche alla consapevolezza in cui l’arte, in questo contesto, diventa strumento terapeutico e sociale.

Le installazioni riescono efficacemente a tradurre in forma visiva condizioni psicologiche complesse e diffuse come l’Overthinking (Fig.1) in cui, l’uso del tessuto, con la sua continua trasformazione, riflette bene la natura mutevole e caotica del pensiero ossessivo. L’opera non solo rappresenta il disagio, ma suggerisce anche un possibile processo di riorganizzazione e guarigione, comunicando un messaggio di speranza.

Fig.1 Sara Cecconi, Overthinking, 2025, tessuto, legno, pietra, bombolette spray acriliche, 300x200x100cm, Venezia, Castello 925.

In Dismorfia (Fig.2) si utilizza un linguaggio visivo diretto e d’impatto per dare forma a un disturbo psicologico intimo e spesso invisibile. Deformando il proprio volto, l’artista compie un gesto coraggioso e simbolico: si mette letteralmente “a nudo” per mostrare come la mente possa alterare la realtà. L’opera invita a riflettere sulla fragilità della percezione di sé e denuncia non solo il dolore della dismorfia, ma anche la possibilità di rendere visibile ciò che normalmente resta celato.

Dismorfia

Fig.2 Sara Cecconi, Dismorfia, 2025, gesso, 9 calchi 20x14x10cm, Venezia, Castello 925.

In Somiglianze (Fig.3) si offre una riflessione poetica e potente sull’identità corporea, contrapponendo due modalità di percezione: quella distorta dal disagio e quella riconciliata con la natura. L’uso del “falso specchio” come dispositivo concettuale è particolarmente efficace, poiché cambia significato a seconda del contesto: da simbolo di alienazione a strumento di connessione.

Somiglianze 1 Somiglianze 2

Fig.3 Sara Cecconi, Somiglianze, 2023, 6 fotografie 20x20cm, Venezia, Castello 925

In Rimpianto (Fig.4) e in Rimorso (Fig.5) si cammina sulla sottile linea di discrimine che attanaglia l’essere umano e lo pone di fronte al suo passato e a come questo può incidere nel promuovere un futuro.

Rimpianto
Fig.4
Rimorso
Fig.5

Fig.4 Sara Cecconi, Rimpianto, tessuto, legno, acrilico, 90x30x20cm, Venezia, Castello 925.
Fig.5 Sara Cecconi, Rimorso, tessuto, carta di giornale, acrilico, 90x30x20cm, Venezia, Castello 925.

Uccello in gabbia (Fig.6) e Fratture (Fig.7 e 8) sono metafore, che come il termine ci insegna, ‘meta’(oltre) – ‘fero’ (portare), ci portano oltre e trasformano le nostre ferite in feritoie attraverso le quali aprirci allo sconosciuto, o, come Bollas ci ricorda, al ‘conosciuto non ancora pensato’ (the unthought known) … è una mostra che ci fa pensare!!

Luca Caldironi

Uccello in gabbia

Fig.6 Sara Cecconi, Uccello in gabbia non canta per amore, canta per rabbia., 2024, filo di ferro, filo acrilico, colla a caldo, 40x30x22cm, Venezia, Castello 925.

 

Frattura
Fig.7
Frattura II
Fig.8

Fig.7 Sara Cecconi, Frattura, 2024, olio su tela, gesso acrilico, carta velina 60x60cm, Venezia, Castello 925.
Fig.8 Sara Cecconi, Frattura II, 2025, tessuto, acrilico, gesso acrilico, 150x150x100cm, Venezia, Castello 925.

 SaraCecconi progetto

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