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A cura di Stefano Lorenzi

 

Lo sconcerto affiora di fronte ai misteri che ci circondano e per i quali non abbiamo risposte. L'arte e la sua espressione ci consentono l’occasione di soffermarci sulle domande senza pretesa di fornire risposte.
Yves Klein, figlio di artisti, nacque a Nizza il 28 aprile 1928, e nella sua brevissima vita, morì ad appena 34 anni, si impose come uno sperimentatore, un astro luminosissimo e meraviglioso.
Le sue opere, "un percorso verso l'immateriale", rigorosamente costruite in "blu assoluto", prima col pennello e poi solo a rullo, ci confrontano con l'enigma e il turbamento che ci procurano gli spazi senza confini. In "L’aventure monochrome" del 1959, al proposito scriveva "... percepire lanima senza spiegarla, senza vocabolario e rappresentare questa sensazione…”.
Fu un uomo dalla spiccata sensibilità e dalle variegate passioni e interessi: pittore, scultore, judoka, studioso di lingue e filosofie orientali, virtuoso compositore e jazzista. In soli sette anni di attività artistica ha lasciato in eredità al mondo dell’arte una quantità di pregiatissime opere.
Autore infaticabile si dedicò ad una quantità di progetti ma verrà ricordato soprattutto per aver creato un nuovo colore, il Blu Klein.
Il 1957 rappresentò un momento cardine per la sua carriera artistica.
Giunse alla monocromia quale mezzo per eliminare le "sbarre della finestra di una prigione" che intravedeva nelle linee, nei contorni e nelle prospettive e scelse il blu misterioso come colore dell'infinito e della sua contemplazione. Aveva provato diversi procedimenti per legare il pigmento blu oltremare 1311 senza perderne in brillantezza e tonalità ma non otteneva l’effetto vibrante e stabile desiderato, "l'espressione più pura del blu...".
Fu grazie alla collaborazione con il chimico Rhône-Poulenc che finirono per trovare, insieme, la miscela perfetta: aspetto vellutato e resistente, opaco e privo di riflessi. Il nuovo pigmento venne brevettato col nome di IKB - International Klein Blue - e gli permise di arrivare a quella che considerò la sua più perfetta espressione da lui stesso intesa come ricerca del tutto, dell'infinito: gettare uno sguardo agli abissi umani più profondi.

Scrive: “Le mie mani e i miei piedi intinti nel colore, poi applicati al supporto ed ecco, ero lì, di fronte a tutto ciò che in me era psicologico. Avevo la prova di avere cinque sensi, di saper far funzionare me stesso! Poi ho perduto linfanzia e, adolescente, ripetendo il giochetto, assai presto ho incontrato il nulla. Non ho amato il nulla ed è così che ho conosciuto il vuoto, il vuoto profondo, la profondità blu!”.
Klein ci invita a spingere all’infinito i nostri limiti: la sua opera sembra andare oltre, sublimare le dimensioni fisiche della tela dipingendone anche il bordo del telaio e oltrepassare, così, figurativamente, il tempo e lo spazio, confrontandoci con l’immateriale e la sensazione di vuoto,.
Cielo e terra si fondono; in mancanza di limiti, veniamo precipitati nell'abisso che ci abita.
"Gli spettatori mi chiedono spesso cosa rappresenti, potrei rispondere il blu in sé…

Osservando una sua opera l’occhio non è catturato da nulla in particolare, semplicemente ci si abbandona alla contemplazione. Riteneva che il pensiero e il gesto dell’autore potessero, da soli, attribuire un valore all'oggetto e condurre così lo spettatore dall'incognita al senso. Nella sua ricerca di rappresentazione dell'immateriale Klein tingerà tele, corpi umani, statue, tavole di legno e grandi spugne, e il suo blu invaderà tutto.
Si spense a Parigi il 6 giugno 1962 .

 

 

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