Che film consiglierebbe ai giovani analisti e psicoterapeuti in formazione? E, forse domanda gemella, le viene in mente qualche film che le ha fatto pensare “questo mostra come funziona quella data teorizzazione psicoanalitica”?

Premetto che, a mio avviso, il cinema dovrebbe essere considerato molto importante per gli psicoanalisti e occupare un posto simile a quello della letteratura.

Partiamo dal cinema muto e da tre capolavori del cinema espressionista tedesco: Il Dottor Mabuse (1922) e Il testamento del dottor Mabuse (1933), di Fritz Lang, che narrano di uno psicoanalista a capo di una organizzazione criminale e Nosferatu il vampiro di F.W. Murnau (1922).

Se pensiamo al risvolto psicologico e alle tortuosità dell’animo umano metterei in primo piano tutta o quasi tutta la produzione di Hitchcock (che tra l’altro fu giovane aiuto regista di Murnau). Alcuni tra i titoli più noti di questo geniale regista e centrati ad esempio sui conflitti inconsci rimossi, sul tema del doppio e su quello delle fobie potrebbero essere i seguenti:

Io ti salverò, La donna che visse due volte, Marnie, Psycho, Gli uccelli, Rebecca la prima moglie

Lo psicoanalista inoltre non può disinteressarsi della produzione di Bergman e di Buñuel.

Per quanto concerne la dimensione del perturbante, mi focalizzerei su Roman Polanski, citando ovviamente due pezzi forti come Rosemary’s baby (1968) e Linquilino del terzo piano (1976) [entrambi su Paramount+].

Il film Carnage (2011), sempre di Polanski, mette in luce gli aspetti distruttivi nelle dinamiche di alcune coppie [Infinity+].

Riguardo invece ai meccanismi che sottendono l’elaborazione del lutto, consiglio:

Departures (2008), di Yojiro Takita, un film sul lutto riuscito che tratta con grande delicatezza il tema della morte. [Amazon]

Riguardo al tema del lutto prenatale, Piccolo corpo (2022) è un film notevole della regista italiana Laura Samani [Raiplay], (https://www.spiweb.it/cultura-e-societa/cinema/recensioni-cinema/il-piccolo-corpo-di-l-samani-recensione-di-c-rosso/).

Concludo con due film più recenti: Confidenza (2024) di Daniele Luchetti, che si fonda su un rapporto complesso tra i due protagonisti, sui quali aleggia una dimensione incestuale e torbida. Ci sono aspetti che toccano i temi del diniego e della rimozione, mentre la condivisione sussurrata di un presunto segreto mette in scacco la loro esistenza [Netflix; Sky/Now].

In Challengers (2024) di Luca Guadagnino c’è un intreccio romantico e sportivo che da un lato strizza l’occhio al famoso Jules e Jim di Truffaut del 1963 e dall’altro si dipana lungo una dimensione che definirei narcisistico-perversa tra i tre interpreti, dove ciascuno sembra usare l’altro per i propri fini sul filo di una competizione serrata, non solo sportiva [Prime Video].

 

Le chiedo ora di tracciare un percorso evolutivo tramite quattro film, uno per ogni età della vita: infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia.

 

Infanzia: I quattrocento colpi (1959) di François Truffaut.

Adolescenza: Stand by me (1986) di Rob Reiner [Netflix]

Maturità: La terra promessa (2023) di Nikolaj Arcel [Sky/Now]

Vecchiaia: Gran Torino (2008) di Clint Eastwood [Amazon; Apple]

 

 

Le serie TV hanno trasformato il modo di raccontare attraverso gli schermi, dilatando i tempi e permettendo scritture di ampio respiro ma allo stesso tempo producendo una quantità enorme di materiale spesso di scarso valore nel quale ci si può perdere. Quale pensa sia stata una serie capace di lasciare qualcosa di significativo?

 

Nell’insieme trovo che su Netflix ci siano varie serie interessanti. Tra quelle che mettono in luce dinamiche famigliari e il peso di un lascito che ha una influenza transgenerazionale negativa citerei Bloodline.

 

 

I film di genere (horror, giallo, fantascienza, ecc.) sono stati spesso sottovalutati dalla Critica, quella con la C maiuscola, venendo trattati come film “di serie B”, sia per forma che per contenuto. Eppure, aldilà degli aspetti di intrattenimento che li contraddistinguono, possono talvolta permettersi di affrontare tematiche importanti e di farlo con forza e creatività. Ce ne può consigliare qualcuno?

 

Per quanto riguarda il genere Horror ci sono molte pellicole significative e del tutto interessanti per lo psicoanalista. Vi è una contaminazione continua tra letteratura e cinema, ad esempio l’argomento del perturbante trionfa in tantissime produzioni cinematografiche anche a partire da racconti o da romanzi di un certo spessore letterario.

Il film La caduta della casa degli Usher tratto da un racconto del 1889 di Egdar Allan Poe, portato una prima volta sugli schermi nel 1928 con la regia di Jean Epstein e la sceneggiatura di Buñuel.

Shining (1980) di Stanley Kubrick rimane un capolavoro di inquietudine così come altre pellicole tratte dall’opera di Stephen King.

È al confine tra l’horror e il thriller il film di Brian de Palma dello stesso anno, Vestito per uccidere [Amazon; Apple].

Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme, è anch’esso un film cult che descrive i meandri di una mente malata [Apple].

 

Facendo un salto temporale in avanti e toccando gli aspetti inquietanti del doppio, oppure il tema dei lutti non elaborati spesso corredati da aspetti persecutori, citerei senz’altro l’interessante The Others (2001) del regista cileno-spagnolo Alejandro Amenabar [Amazon; Apple].

Alcuni film prodotti dal messicano Guillermo del Toro affrontano tematiche relative ai conflitti rimossi, alle problematiche transgenerazionali e alla ricostruzione di una memoria traumatica.

Anche se non sono pellicole di particolare successo mi sono sembrate particolarmente significative:

The Orphanage (2007), diretto da Juan Antonio Bayona [Prime Video];

La madre (2013), di Andy Muschietti [Amazon; Apple].

Più di recente citerei As bestas (2022) di Rodrigo Sorogoyen, un film notevole per la descrizione accurata degli stati d’animo dei protagonisti e il lento emergere di una dinamica di disperazione e di violenza [Infinity+].

 

 

Qual è per lei un film sconosciuto o dimenticato che pensa invece meriterebbe di essere scoperto o riscoperto?

 

Arrivederci ragazzi del 1987 di Louis Malle.

 

 

Molti film si sono occupati di temi esplicitamente psicoanalitici o, più in generale, di salute mentale. Quali secondo lei i più meritevoli?

 

Comincerei con il famoso Qualcuno volò sul nido del cuculo di Forman del 1975 sicuramente da vedere per proseguire con Prendimi l’anima di Faenza del 2002 su Jung e Sabina Spielrein, tratto dal libro di Carotenuto. A Dangerous Method di Cronenberg del 2011, un film su Jung e Freud che è piuttosto accurato [Prime Video]. Per quanto riguarda questi ultimi due, più che di pellicole indimenticabili si tratta di film che svolgono un’azione informativa e divulgativa della psicoanalisi e questo è importante. Shutter Island (2010) di Scorsese, è invece molto scenografico ma risulta confuso [TimVision; Infinity+].

Forse tra i più centrati citerei il famoso Rain Man (1988) di Barry Levinson e La stanza del figlio (2001) di Nanni Moretti [Sky/Now].

 

Un’ultima domanda, affidandoci alle libere associazioni: un solo titolo, un film rimasto fuori da queste domande che affiora alla memoria e che per qualsiasi motivo reputa imperdibile.

 

L’attimo fuggente (1990) di Peter Weir [Amazon; Apple].