- Che film consiglierebbe ai giovani analisti e psicoterapeuti in formazione? E, forse domanda gemella, le viene in mente qualche film che le ha fatto pensare “questo mostra come funziona quella data teorizzazione psicoanalitica”?
Ci sarebbero molti film utili ai fini della nostra professione. Il primo che mi viene in mente, L’amore secondo Dalva di Emmanuelle Nicot (2022) che mostra molto bene il testo del 1932 di Ferenczi “Confusione delle lingue”, un altro è Dogman (2023, Sky/Now) di Luc Besson, che descrive lo sviluppo di un quadro psicopatologico dopo un’infanzia traumatica.
- Le chiedo ora di tracciare un percorso evolutivo attraverso quattro film, uno per ogni età della vita: infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia.
Anche in questo caso mi vengono in mente diversi film, difficile scegliere. Rispetto all’infanzia direi Io e il Secco (2023, Timvision), un film recente, opera prima del regista Gianluca Santoni, che racconta il dramma che vive un bambino di 9 anni vittima di violenza domestica.
Rispetto all’adolescenza, Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino (2017, Sky/Now), un film che esplora splendidamente la scoperta di sé, il primo amore, e le intense emozioni tipiche dell'adolescenza.
Sulla maturità, Perfetti sconosciuti (2016, Netflix), una brillante commedia drammatica italiana di Paolo Genovese che mette in luce le dinamiche relazionali complesse dell'età adulta.
Sulla vecchiaia, Youth - La giovinezza (2015, Netflix), una splendida opera di Paolo Sorrentino che offre una riflessione poetica sul tempo che passa. Il film esplora con profondità i temi dei ricordi, dei rimpianti e della bellezza che ancora si può trovare nell'ultima fase della vita.
- Le serie TV hanno trasformato il modo di raccontare attraverso gli schermi, dilatando i tempi e permettendo scritture di ampio respiro ma allo stesso tempo producendo una quantità enorme di materiale spesso di scarso valore nel quale ci si può perdere. Quale pensa sia stata una serie capace di lasciare qualcosa di significativo?
Non amo le serie tv. Ultimamente però mi è capitato di guardare Unbelievable (2019, Netflix, una stagione), un thriller avvincente basato su una storia vera. La serie mette in luce le conseguenze emotive di una violenza sessuale e le insidie del processo giudiziario.
- I film di genere (horror, giallo, fantascienza, ecc.) sono stati spesso sottovalutati dalla Critica, quella con la C maiuscola, venendo trattati come film “di serie B”, sia per forma che per contenuto. Eppure, aldilà degli aspetti di intrattenimento che li contraddistinguono, possono talvolta permettersi di affrontare tematiche importanti e di farlo con forza e creatività. Ce ne può consigliare qualcuno?
Non amo molto questi generi. Tuttavia, ho apprezzato le pellicole di Christopher Nolan, tra queste ricordo: Memento (2000) e Inception (2010).
- Qual è per lei un film sconosciuto o dimenticato che pensa invece meriterebbe di essere scoperto o riscoperto?
L’Onda, un film del 2008 di Dennis Gansel (Prime Video) che descrive un esperimento sociale realmente avvenuto a Palo Alto negli anni ’60. Il film esplora come nascono i regimi totalitari, descrive le dinamiche di gruppo, il bisogno di appartenenza degli adolescenti, l’abuso di potere, la responsabilità individuale nelle dinamiche collettive. La potenza del film sta nel mostrare come meccanismi simili a quelli che hanno portato al nazismo potrebbero ripetersi anche in contesti contemporanei e apparentemente innocui. Un film da far vedere nelle scuole medie e superiori.
- Molti film si sono occupati di temi esplicitamente psicoanalitici o, più in generale, di salute mentale. Quali secondo lei i più meritevoli?
Le conseguenze dell’amore (2004, Paolo Sorrentino, Netflix) - Una interpretazione magistrale di uno stato di congelamento emotivo al fine di proteggersi da sofferenze intollerabili.
Joker (2019, Todd Philips, Netflix) - Un'intensa esplorazione della malattia mentale e dell'emarginazione sociale attraverso la genesi di un personaggio iconico.
The Father (2020, Florian Zeller, RaiPlay - TimVision) - Una rappresentazione innovativa della demenza vista attraverso gli occhi di chi ne soffre.
Pieces of a Woman (2020, Kornél Mondruczo, Netflix) - Un'esplorazione del lutto perinatale e dei suoi effetti sulla salute mentale.
Tár (2022, Todd Field) - Un ritratto complesso di una direttrice d'orchestra che affronta temi di potere, narcisismo e disintegrazione del Sé.
The Whale (2022, Darren Aronofksy) - Un potente studio sul disturbo da alimentazione incontrollata, trauma e relazioni familiari.
The Son (2022, Florian Zeller) - Un'intensa rappresentazione della depressione adolescenziale.
- Un’ultima domanda, affidandoci alle libere associazioni: un solo titolo, un film rimasto fuori da queste domande che affiora alla memoria e che per qualsiasi motivo reputa imperdibile.
Un film che ho molto amato è La meglio gioventù (2003, Netflix - Prime Video - Raiplay) di Marco Tullio Giordana: merita un posto speciale in questa discussione per la sua straordinaria capacità di tracciare l'evoluzione psichica attraverso le generazioni. Il film rappresenta magistralmente come i traumi storici collettivi si intreccino con quelli individuali.
Mirella Montemurro è psicologo-psicoterapeuta e membro associato della Società Psicoanalitica Italiana. Dal 2012 cura la rassegna "Cinema e Psiche" di Cesena. Ricopre il ruolo di referente per la sezione cinema del Centro Adriatico di Psicoanalisi (CAP) e, in collaborazione con la collega Ludovica Blandino, cura la rubrica dedicata al cinema sul sito ufficiale della Società Psicoanalitica Italiana (SPIWEB).