Questo nuovo libro torna a riunire i pensieri che Simona Argentieri sviluppa sul tema del padre materno da oltre un ventennio.
Una riflessione che non guarda alla stanza d’analisi ma che con quella competenza esplora gli assetti psichici interiori, le costruzioni fantasmatiche, le vicissitudini identitarie del divenire padre in un’epoca che ne registra la modifica del ruolo sociale.

Un testo agevole anche per i non addetti ai lavori, che accompagna il lettore attraverso le vicende di personaggi storici e mitici, cinematografici e letterari, rappresentazioni pittoriche e pubblicità che hanno intercettato e forse alimentato questo fenomeno nell’immaginario collettivo. Una disamina sempre rivolta al dentro, lontano dai lampioni del “reale”, per cercar la chiave nella fatica dell’oscurità, dove il pensiero, con il suo consueto rigore, segnala le qualità difensive e nevrotiche (quando non perverse) del modo di funzionare dello psichismo fra le pieghe “normotiche” di espressioni comportamentali e nuovi canoni sociali.

Oggi gli uomini sembrano divenuti più liberi di vivere nella paternità la sensualità primitiva e i livelli simbiotici senza conflitto (quelle medesime qualità spesso lamentate latitare all’interno del rapporto di coppia), cogliendo l’opportunità di conseguire identità più complesse e integrate, offrendo ai figli ulteriori risorse per i loro percorsi identificatori. Tuttavia il superamento di certi condizionamenti culturali e la libertà dei costumi non hanno affatto dissolto le problematicità individuali e di relazione.

L’Autrice analizza le nuove forme assunte dalla genitorialità, fra inedite composizioni familiari e la precarietà delle unioni, la crisi della sessualità di coppia e le storture di figli concepiti come oggetti autoerotici chiamati a compensare quel che manca. Ma soprattutto richiama l’attenzione su come il guadagno di una maggiore parità fra i sessi e il fenomeno dei padri materni paiano finire arruolati alla diffusa deriva verso l’indifferenziato.

Questa china delle difese collettive si intreccia, nella riflessione dell’Argentieri, sia con il tema delle “nuove patologie”, con le sue qualità narcisistiche, le strutture di carattere fluide e l’Io fragile, sia con il crollo del principio d’autorità e la generale indisponibilità ad assumere la “funzione paterna” con le sue caratteristiche strutturanti. Funzione separante e normativa, che incarna le differenze e apre la tridimensionalità del simbolico e della competenza riflessiva, che introduce il limite e costringe a fare i conti con l’esame di realtà, questa funzione “adulta e adultizzante”, oggi spacciata per una retriva eredità che mina la libertà proclamata dalla modernità a poter essere tutto, con il suo dileguamento lascia gli individui esposti senza più strumenti regolativi all’onda d’urto dei propri impulsi e alle angosce più primitive, senza interiorizzazioni sufficientemente salde a contenerle e trasformarle.

Nell’epoca dove il “panico” e la perdita dell’élan vital portano in consultazione persone arrestate sulla soglia dell’adultità, un sempre utile richiamo ai mestieri impossibili a non disattendere la funzione emancipatoria cui siamo chiamati, coltivando lo spazio di pensiero per l’inesausta spinta a coniugare le contraddizioni senza dissolverle, perseguendo insieme ai nostri pazienti relazioni capaci di accoglierli e sostenerli ma senza eludere le fatiche di sfide e conflitti, il corteo delle inquietudini dell’aggressività e della sessualità che sono proprie di chi cresce.

Daniela Federici

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