Il mare che lascia sulla spiaggia un corpo ancora vivo, l’inquietante estranietà dell’incontro con l’altro, a un tempo possibilità di apertura al nuovo ed esperienza di sconfinamento che può far sentire in pericolo la propria integrità.

Perché lo straniero mette sempre in contatto con ciò che è più estraneo dentro ciascuno, il perturbante di quella differenza che Freud ci ha insegnato essere prima di tutto interna, di parti espulse ai margini delle rappresentazioni con cui rinsaldiamo l’idea di noi.

Il nemico come funzione psichica centrale che legittima l’identificazione proiettiva delle nostre parti devianti, bisognose, inermi, distruttive; la necessità di riconoscerci stranieri a noi stessi come unica condizione per consentire un riconoscimento e una relazione etica con l’altro.

Un libro breve e intenso che aiuta a riflettere sul nostro presente di guerre e naufragi dell’umano.

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