Quello che diventi, certamente, lo scegli tu.
Quello che ti accade, spesso, no.
Per sapere chi diventerai davvero,
devi aspettare che il futuro accada.
Solo quando il futuro accade
sai se sei una delusione per te.
Se sei proprio chi speravi di non essere.
Io lo sono stata.

Un racconto intimo e complesso quello di Antonella Lattanzi, duro e sincero al limite della brutalità. Un memoir raccontato da dentro una valanga, il tempo della ricerca ostinata di una maternità, la medicalizzazione della PMA, la gestazione trigemina, l’inferno dell’aborto selettivo, la sofferenza più atroce fra senso di impotenza e collera. 

… ho una diga nella testa dove stanno nascoste tutte le cose che fanno davvero troppo male. Quelle cose, io non voglio dirle a nessuno. Io non voglio pensarle, quelle cose. Io voglio che non siano mai esistite. E se non le dico non esistono.

Come si fa a raccontare la potenza del desiderio che ossessiona, i sentimenti di cui ci si vergogna, l’invidia, l’odio, il senso di fallimento, i colpi di ciò che ferisce, mortifica, abbruttisce.

Arrivare a quella lotta più in là negli anni e viverla come una punizione per le due interruzioni volontarie fatte a vent’anni, quando era troppo presto diventare madri e troppo forte il desiderio di diventare una scrittrice.

Una storia che spande risonanze profonde sull’universo femminile, sul mistero potente e incerto della sua capacità di procreare altra vita, lo stato interessante intorno ai cui limiti e ambivalenze ruota una scrittura magnetica e abrasiva. È con un’aspra schiettezza che l’Autrice racconta una sé piena di sfumature e orizzonti muliebri, fino al tempo di vita da cui questo libro riparte, il raggiungimento delle sue aspirazioni letterarie e la presenza di un compagno affidabile che sostiene senza rubare la scena - a qualcuno fa venire in mente l’armigero che veglia e protegge nella Tempesta del Giorgione. È stato il suo coraggio. È stato lui a farmi diventare madre. 

Il tempo teso fra una giovinezza che elude e dissipa ciò che il corpo profonde e una maturità che si affanna quando il corpo si oppone. È come se il desiderio di maternità restasse relegato, o forse ambivalente, fino ad esplodere davanti ad un “adesso o mai più” con una frenesia che reclama un dovuto. Pagine vertiginose quelle dell’aspirazione a realizzare quella possibilità e i sentieri del suo sabotaggio, i percorsi delicati e complessi che plasmano un’identità generativa.

… ho imparato che la speranza è come quando guardi il sole troppo a lungo. Prima c’è luce, poi quella luce è troppa e ti brucia la retina; diventa tutto buio. La speranza è una macchia negli occhi per aver guardato il sole, si fa sempre più grande, intacca tutto e si prende tutto.

La scrittura, con la sua grande potenzialità elaborativa e riparativa, incide l’ascesso del male per spurgarne i veleni, i segreti inconfessabili, la felicità effimera, la furia che si scarica contro i sanitari e le altre donne in attesa che ha il sapore del tentativo di rendere tollerabile il dolore che straripa.

La paura di  non saper nascondere chi sono davvero.

Un libro che ha mosso sentimenti contrastanti e molte associazioni nel gruppo, dall’esperienza clinica e le specificità di certi vissuti, agli aspetti storici e socioculturali del patriarcato, del femminile, della generatività.

Ogni auto-fiction fa chiedere quanto racconto e quanta verità si abbia davanti, ma sappiamo che ogni scrittore parla di sé e di come filtra il mondo, qualsiasi genere scriva. La realtà psichica, è sempre quella con cui abbiamo a che fare.

C’è un fuoco, sempre, in quello che racconti. Quando è inventato, e quando è vero.

Un libro onesto, che non manca di far riflettere fino al profondo più oscuro.

Link alla recensione di Barbara Giorgi: https://www.cepsibo.it/index.php/cultura-e-societa/libri/recensioni/cose-che-non-si-raccontano-di-antonella-lattanzi-einaudi-2023-recensione-di-barbara-giorgi

link all’articolo di Malde Vigneri “In statu nascendi. Travaglio psichico nella procreazione medicalmente assistita”:  https://www.cepsibo.it/index.php/biblioteche/archivio-relazioni-pubbliche/14-vigneri-malde

 

 

 

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