Le opere di Ishiguro “Il Gigante Sepolto”, “Non lasciarmi”, “Klara e il Sole” descrivono un’epoca futuribile. Un futuro che ci viene descritto dapprima nei suoi aspetti conosciuti, familiari, poi via via, in modo lento, sotterraneo, osmotico, quasi fossimo a contatto con una membrana che trasudi veleno, in un modo che quasi non te ne accorgi, la realtà diventa inquietante, diventa un luogo pericoloso, cattivo; solo che sembri accorgertene solo tu, lettore, ormai completamente catturato dalla storia.

E non sai come fare ad avvisare del pericolo e del Male i protagonisti, a cui sei già irrimediabilmente affezionato. Così diventi parte del sentire desolato ed impotente dei personaggi, senti come loro che non c’è speranza, una Forza più grande, un Sistema, non si può combattere, ci si può solo assoggettare.

In “Klara e il Sole”, la protagonista, Klara, è un androide con caratteristiche empatiche particolarmente sofisticate, costruita per servire gli umani.

La narrazione è in prima persona, Klara parla della sua avventura nel mondo: dall’iniziale soggiorno in Negozio con Direttrice e i Compagni Androidi, all’incontro con Josie, la bambina che la guarda con un desiderio tenero e potente e che Klara fedelmente aspetterà, boicottando un altro possibile acquirente. Poi la lunga relazione con Josie, con Madre, con tutti i protagonisti e le comparse della vita di Josie.

Non descriverò oltre la trama, ricca di scoperte degne di un thriller che tengono avvinghiati alla lettura.

Descriverei invece il modo tenero e delicato con cui Klara guarda Josie, il mondo della bambina, la qualità delle sue relazioni, modo attraverso il quale a poco a poco costruisce pensieri e teorie orientati ad accudirla ed aiutarla.
Il pensiero di Klara si forma e si sviluppa per essere a servizio di Josie. Perché questo di Ishiguro è un romanzo sulla cura e sulla attenzione come massima espressione della cura.

Vengono in mente le pagine che Simone Weil ha scritto sull’attenzione, considerata la facoltà più preziosa a cui può accedere l’essere umano. È uno sforzo, ma uno sforzo in negativo, la capacità di distaccarsi da sé, vuotarsi e farsi riempire dall’altro, un movimento simile al respirare: inspirare ed espirare.

Bion ci ha insegnato, assimilando il pensiero di Keats, che parte dell’attenzione è data dalla capacità negativa, quella facoltà del pensiero di rimanere nella non conoscenza, una disposizione all’apertura, al tutto possibile.

Ecco, Klara è maestra di attenzione: non avendo amore di sé è totalmente protesa e dedita all’altro, esempio di una mente al servizio. Anche l’attenzione al proprio sentire è in Klara esercizio in funzione della conoscenza dell’altro, noi analisti lo chiameremmo controtransfert e Klara lo usa in maniera magistrale.

E commuove tanto. Commuove questa dedizione, questo esercizio costante dell’attenzione che ci fa intravedere quello così efficacemente descritto da Simone Weil: ogni volta che si presta attenzione si distrugge un po’ di male in noi. Così ci appare Klara, un essere privo di male, totalmente dedito all’altro, in un esercizio costante di attenzione all’altro.

È questo di Ishiguro anche un romanzo sull’amore e sulla insostituibilità dell’amato.

L’amore di Klara verso Josie: certo, Klara è un’androide, è il suo lavoro ma come chiamare la dedizione, la fedeltà, l’attenzione verso la giovinetta, la partecipazione empatica al suo sentire, il potente desiderio di bene per la padroncina? Indubitabilmente Amore.

Klara è un’androide che ci insegna cosa sia amare: è svuotarsi di sé e mettersi a disposizione dell’altro, cercare di capirlo, di farlo star bene, di comprendere e trasformare il mondo perché il mondo sia un posto più accogliente per l’amato.

“- Ehi, Klara?
- Sí?
- Chissà che noia, eh? Vivere qui con una ragazza malata.
Sorrideva ancora, ma colsi della paura sotto il suo sorriso.
- Non è mai una noia stare con Josie.
- Mi hai aspettata per tutto quel tempo nel negozio. Scommetto che adesso preferiresti essere andata via con qualche altro bambino.
- Non ho mai voluto niente del genere. Era mio desiderio essere l’AA di Josie. E si è avverato.
- Sí, ma... - Emise il suono di una breve risata piena di tristezza.- Ma era prima di arrivare qui. Ti avevo promesso sarebbe stato fantastico.
- Sono molto felice qui. Non ho altro desiderio che essere l’AA di Josie.
- Se starò meglio potremo andare fuori tutto il tempo. Potremmo...
- Quelle sono possibilità per il futuro. Ma Josie deve sapere una cosa. Non avrei potuto trovare una casa migliore di questa. O un bambino migliore di Josie. Sono così contenta di avere aspettato. Che Direttrice mi abbia permesso di aspettare.
Josie ci pensò su. Poi quando sorride di nuovo lo fece con tanta gentilezza e senza paura. - Insomma, siamo amiche, giusto? Migliori amiche.
- Sí, certo.” (pag.120-121)

Una prosa essenziale, dialoghi semplici eppure meravigliosi nella loro profondità, questa è la scrittura di Ishiguro, che sembra concentrata sul togliere, potare, come una piccola e spoglia chiesa romanica alla luce del tramonto.

Ad un certo punto del racconto, per motivi che non rivelerò, si può presentare la possibilità che Klara, che conosce molto a fondo Josie, la possa sostituire per le persone che la amano.

L’Autore ci interroga: un oggetto d’amore può essere sostituibile da un clone, un vero e proprio clone?
No, non è possibile, conclude Klara, ma non per la ragione che si potrebbe pensare, un’imprecisione al modello, Klara non sarebbe imprecisa, ma perché l’amore non è solo nell’oggetto ma negli occhi di chi ama:
“mr C. pensava che dentro Josie non ci fosse niente di tanto speciale da non poter essere proseguito. Diceva alla Madre che aveva cercato dappertutto e non lo aveva mai trovato. Ma adesso credo che non cercasse nel posto giusto. C’era invece qualcosa di molto speciale, ma non era in Josie. Era dentro quelli che l’amavano...” (pag 267-268).

Ciò che è speciale è in chi ama e Josie, come riconosce anche Direttrice in chiusura, è una creatura speciale.

Eugenio Borgna. L’indicibile tenerezza, Feltrinelli
Nadia Fusini, Hanna e le altre, Einaudi
Simone Weil, La persona e il sacro, Adelphi
Simone Weil, Attesa di Dio, Adelphi

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