La già considerata contraddizione entro la metapsicologia freudiana - una teoria "pulsionale" a fronte di una pratica astinente e casta (v. Sgaravello Contraddizione) - si ripresenta ora in una nuova forma, in qualche modo parallela: le zone erogene, ospitate nel territorio anatomico della pulsionalità, non trovano lì alcuno statuto teorico che ne garantisca la significazione, conditio sine qua non per l'interpretazione psicoanalitica.

Le pulsioni, di per sé, fanno e fanno fare, governate dalle normative fisiopatologiche. Sanno fare, ma non sanno ancora dire... Ora, se le parole possono servire alle idee, chiedo il permesso di battezzare altrimenti le zone erogene: propongo <aree pudende>. Partiamo da lontano.

Difficile disconoscere il fascino della narrazione biblica intorno alla scoperta del pudore: "L'uomo con sua moglie, udito il Signore Dio che passeggiava nel giardino, si nascosero. Ma il Signore chiamò l’uomo e gli disse:  <dove sei?>  Rispose: <ho udito il tuo passo nel giardino e ho avuto paura, perché sono nudo>.  <Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?>” (tra parentesi: l'espressione popolare <mangiare la foglia> non può che venire di lì). Eccetera, eccetera: segue la maledizione del serpente, l'imposizione alla donna dei dolori della maternità e all'uomo del sudore del lavoro per cavarne il pane...

Osserviamo: la coscienza, il pudore e l'abito nascono insieme; e dove sarà l'una saranno anche gli altri due. Per la sua parte la Parola era già sul posto: "In principio erat Verbum, et verbum erat apud Deum et Deus erat Verbum", dotata di un pedigree di tutto rispetto, atto a diventare vestiario per tutti gli oggetti del pensiero e del mondo.

La parola: che può presentarsi, signora del tempo, hic et nunc, e rappresentare il passato, alibi et tunc; e, ancora, re-spirare nel futuro (ma qui la metafora respirare = sperare non è garantita dall'etimologia: pazienza...).

Le parole, infine, ambiscono a mutare lo stato delle cose e dei pensieri.

Proviamo: le zone erogene, con tutto il rispetto per l'eros, appaiono prigioniere dell'area pulsionale a cui appartengono, né possono divincolarsi dalla biologia che le governa. All'opposto le aree pudende oltrepassano il pur ambito premio del piacere, che li ha pure la sua sede, per diventare teatro della comunicazione: res loquens: significazione, atta a liberare l'Ego dalla sua solitudine per immetterlo nella relazione, offrendolo all'interpretazione. Ivi l'eros diventa logos. E lì il pudore protegge la bellezza della figura nuda, impedendo alla vergogna di mortificarne la grazia; così salvando l'eloquenza dei gesti di tutti i personaggi genitali, il cui dialogo amoroso può acquisire le movenze della danza, paradossalmente la più sofisticata forma del pudore.

Zucchini, Dicembre '19

 

 

We use cookies
Il nostro sito utilizza i cookie, ma solo cookie tecnici e di sessione che sono essenziali per il funzionamento del sito stesso. Non usiamo nessun cookie di profilazione.