Mi pare che questa cosa - dico la tachilalìa - sia cominciata quindici-vent’anni fa alla radio, subdolamente: i messaggi pubblicitari - evidentemente i minuti secondi radiofonici costano molto caro - vengono pronunciati sempre più velocemente: “Se il sintomo persiste consultare il medico” oppure, da cliccare poi, “Pinco pallo, pallo, pallo, pallo, punto it”.
Naturalmente la sgradevole compressione della frase, non potendo esercitarsi  sopra le consonanti, per loro natura asciutte e secche, si applica sulle vocali,compresse fin quasi a scomparire: “Sl sntm prst, conslt l mdc”: qualche sibilante, nasale o labiale fa quel che può per garantire la comprensione di quel che resta del messaggio.                                                                                      
Piano piano l’alta velocità va invadendo qualsiasi messaggio: culturale, politico, scientifico, sportivo, ecc. Lettori di notizie, o protagonisti di interviste o narratori  di checchessia, tutti sono avvertiti dall’ansia dell’avido e frettoloso conduttore.
Come spettatori minimamente consapevoli avremmo diritto a sentire rispettata la sonorità lirica della nostra ineguagliabile lingua, un patrimonio che ci è invidiato nel mondo, ben degno di accurata conservazione. (Bei tempi quando Ernesto Calindri, amabilissimo signore, recitava “Oh,buondì Signora Bice! D’incontrarla son felice”, con una pronuncia indicata l’indomani a modello da attenti professori di Italiano - maiuscola, prego - delle scuole medie).
Chi poi, come lo scrivente, abbia superato gli ottanta, ci ha un diritto d’irritazione in più.
Durante il fascismo la radio – EIAR – trasmetteva bugiardi bollettini di guerra e roboanti proclami del regime: orbene il lettore radiofonico doveva averci maschia la voce e veloce la pronuncia littoria (si chiamava proprio così). E nel “sabato fascista” si andava a scuola non per imparare a leggere, scrivere e far di conto, ma per ricevere un’istruzione paramilitare: in divisa, squadrattenti, avanti marsc’! W il Duce! A noi! Vincere! Vincere! Vincere! Noi vinceremo, in cielo, in terra e in mare: è la parola d’ordine d’una suprema volontà!  - Passo! Truùm, Passo! Truùm, Passo! Truùm.  Anche noi, Figlidellalupa in prima e seconda, Balilla dalla terza in poi, anche noi dovevamo leggere con voce littoria: La guerra sta all’uomo come la maternità sta alla donna!  Sappiamo come è andata a finire…  
Tornando al presente, mi pare di cogliere una fastidiosa parentela tra la tachilalìa e l’abitudine arrogante di sopraffare in quasi tutti i dibattiti , televisivi e parlamentari, la voce dell’interlocutore di opposto parere.
Non posso più farci niente: l’odierna tachilalìa e simili mi riporta alla voce littoria… anche riconoscendo che i riflessi condizionati non garantiscono la verità e possono indurre il cane di Pavlov a salivare anche per un incongruo suono di campanello, non posso impedirmi uno “scaramellizzo” (brivido) di fatale irritazione…

Giugno 2018
Gino Zucchini

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