Nel 1926, in preda ad una forte turbolenza affettiva dovuta al lutto della madre ed all'improvviso abbandono del marito, Agatha Christie scomparve per diversi giorni. Il caso infiammò la cronaca e le ricerche investigative portarono al suo ritrovamento in una località termale dove si era registrata con il nome dell’amante del marito. Agatha sembrò aver perso la memoria degli avvenimenti dei giorni precedenti e non ne farà cenno neppure nella sua autobiografia.
Tuttavia, attenta conoscitrice del mondo interiore e dopo aver educato i suoi appassionati lettori alle dinamiche psicologiche più fini, ella ci permette di leggere le emozioni della sua vita, tra le quali anche il dolore e lo smarrimento di sé, sia nelle pagine dei romanzi pubblicati come Mary Westmacott, sia in alcuni dei suoi popolari romanzi gialli...
Un evento della manifestazione MERAVIGLIE SEGRETE, giardini aperti nel territorio ravennate in collaborazione con SPI
Giardini Pubblici di Ravenna
- Domenica 10 maggio 2015 h. 10.30: Punto di incontro presso la Targa Freud nei Giardini Pubblici di Ravenna, conferenza “Ravenna: un giardino di sogno” promosso dall’assessorato alle politiche sociali e sanita’ del Comune di Ravenna e in collaborazione con la Società Psicanalitica italiana
- Successivo spostamento presso la Sala conferenze del Mar. Partecipano: Daniela Marangoni, Marco Mastella, Pierluigi Moressa.
scarica la locandina completa della manifestazione
(a cura di Stefano Tugnoli)

Il disastro aereo della Germanwings, provocato dall’atto suicida del copilota Andreas Lubitz che ha trascinato con sé nella morte 149 persone, solleva drammaticamente l’attenzione di tutti sulla questione del suicidio attuato con il coinvolgimento di vite altrui e sulla necessità, da parte delle compagnie aeree, di garantire la sicurezza dei voli a partire dalla garanzia di salute mentale dei loro piloti.
Dalle notizie di cronaca si è appreso che Lubitz in passato era stato in terapia per crisi depressive e per “tendenze suicide” (!!!), e che, nel giorno stesso della tragedia, avrebbe dovuto trovarsi a casa, fermato da un certificato medico che però non ha presentato a chi di dovere. Sembra che “tanti sapessero”, ma nulla è stato fatto. Allo stesso tempo Lufthansa, pur ammettendo di avere avuto informazioni sulle pregresse problematiche psichiatriche del pilota, aveva comunque riconosciuto Lubitz come “idoneo al volo", avendo superato tutti i test medici e psichici previsti dalle procedure.
Il caso solleva pertanto, con improcrastinabile urgenza, il problema di come debbano essere eseguiti gli accertamenti sulla salute psichica di chi svolge una professione per la quale ci si assume quotidianamente la responsabilità della vita di centinaia di persone. Se, come sembra, i controlli sui piloti vengono effettuati con visite mediche orientate ad una valutazione meramente diagnostico-descrittiva o ad una burocratica esecuzione di test psicometrici, non è poi così sorprendente che possano “sfuggire” condizioni di disturbo mentale, anche importante, come sembra essere stato nel caso di Lubitz. Se poi si aggiunge che la compagnia aerea può disporre solo di un generico certificato di idoneità al volo e non può avere accesso diretto ad informazioni sulla integrità psicofisica dei suoi piloti, il tutto, purtroppo, è ancor meno sorprendente.
Senza poter entrare nel merito di considerazioni sulla specifica condizione mentale di Andreas Lubitz – se la psicoanalisi può dire qualcosa su una particolare vicenda umana lo può fare solo con lo strumento clinico che ha a disposizione, la relazione analitica – è comunque possibile utilizzare argomenti psicoanalitici per fornire una prospettiva di comprensione psicologica su fenomeni altrimenti inspiegabili. La psicoanalisi propone un metodo di conoscenza e di cura che va oltre l’obiettività dei fatti e che riconduce alle dinamiche inconsce importanti determinanti del comportamento e della sofferenza psichica. Anche rispetto al suicidio la psicoanalisi può dire la sua, tenendo conto di alcune questioni cruciali: Che cosa immagina il suicida rispetto alla propria morte? Quali significati simbolici inconsci si aggregano intorno all’intenzione di togliersi la vita? Quali stati affettivi sono coinvolti nell’autodistruttività? Quali messaggi comunicativi, più o meno consapevolmente, il suicida vuole lasciare dietro di sé?
Il fatto offre l’occasione per prendere in considerazione alcuni aspetti del funzionamento mentale patologico, a partire dal “fermo immagine” dell’ultimo istante: un uomo che chiude definitivamente la curva della propria disperazione con un gesto eclatante, realizzato sul palcoscenico della cronaca mondiale, trascinando con sé la vita di persone che nemmeno conosce, cristallizzando per sempre la sua identità ultima, personale e sociale, con i connotati del “suicida-pluriomicida”. E tutto questo senza disporre della perversa giustificazione pseudoreligiosa, ideologica e paranoica del kamikaze.
Perché Lubitz non si è ucciso nel contesto del suo privato?
Perché ha annientato tante altre esistenze che nulla avevano a che fare con la sua storia?
Per il pensiero psicoanalitico non è sorprendente che il suicidio a volte si accompagni all’omicidio, sia pur con le sostanziali differenze di significato che intercorrono tra le diverse situazioni, quali l’omicidio-suicidio che si consuma tra le mura domestiche, le stragi dei kamikaze e i casi come quello di cui stiamo parlando.
“Nessuno si uccide se non ha prima desiderato di uccidere qualche altra persona o non ne ha almeno desiderato la morte”, afferma Wilhelm Stekel nel 1910, in occasione di un simposio sul suicidio tenuto dalla Società Psicoanalitica Viennese. Questo assunto ha conservato da allora la sua importanza nella lettura del fenomeno suicidario, a partire da Freud, per il quale depressione e suicidio sono conseguenti alla ritorsione sull’Io di una aggressività, sperimentata come senso di colpa, che era primariamente rivolta all'oggetto. In buona sostanza, nella concezione freudiana, il suicidio può essere considerato alla stregua di un "omicidio mancato", di un "omicidio con rotazione di 180°", per dirla con le parole di Franco Fornari. Nel suo storico contributo sull’argomento Karl Menninger aggiunge una importante specificazione, individuando nelle tendenze autodistruttive tre componenti ideoaffettive necessarie perché l’atto suicida si concretizzi: il desiderio di morire, il desiderio di essere ucciso e il desiderio di uccidere.
Un altro aspetto dal quale non si può prescindere è il ruolo esercitato dalle fantasie inconsce, nelle quali l'esito suicidario si configura come qualcosa che annulla una tensione penosa e insostenibile: la partecipazione di simboli inconsci, secondo Franco Fornari, è decisiva per il compimento del suicidio, che non avrebbe, come tale, quel carattere di auspicabilità che assume invece agli occhi di chi decide di togliersi la vita. Non sapremo mai quali fantasie inconsce hanno alimentato la determinazione di Andreas Lubitz di uccidersi in quel modo, e, anche per questo motivo, nessuno può ragionevolmente dire qualcosa di sensato su quello che ha attraversato la sua mente in quei momenti, o nei mesi e negli anni precedenti.
Allo stesso tempo è più che eloquente la valenza comunicativa di un gesto estremo così plateale, considerando il fatto che il comportamento suicidario è, comunque, sempre rivolto anche agli altri, ai quali il suicida lascia un messaggio sul proprio rapporto col mondo e con se stesso.
Nella sua evidenza fattuale quanto accaduto sulle Alpi francesi, si configura nel segno della onnipotenza e delle derive patologiche del narcisismo. A queste latitudini del funzionamento psichico (inconscio, ovviamente...) l’Io diventa l’esecutore di un imperativo dettato dai “piani alti”, quelli di una idealità di sé che va ad affermarsi, paradossalmente, con un’autodistruzione grandiosa che, per essere tale, utilizza il sovradimensionamento dell’evento dovuto al coinvolgimento di molte altre persone e al clamore che inevitabilmente ne consegue.
Il potenziale di spinta verso la morte è anche favorito da un altro fattore, che attiene agli aspetti più inquietanti del narcisismo patologico: mi riferisco alla fascinazione, alla sinistra attrazione “gravitazionale” che da sempre l’onnipotenza distruttiva esercita sul genere umano. La distruttività, scrive Freud nel 1929, “si accompagna ad un piacere narcisistico di altissimo grado, che permette all’Io di esaudire i suoi antichi bisogni di onnipotenza”, e questa ricerca di piacere, apparentemente assurda e incomprensibile, può apparirci meno oscura se consideriamo la perversa seduzione esercitata dal fascino del male sulle nostre (infantili) ambizioni di onnipotenza.
“Nel momento in cui morirò, scompariranno tutti”, scrive Yukio Mishima nel suo ultimo romanzo “La decomposizione dell'angelo”, completato il giorno stesso in cui si toglie la vita pubblicamente con il rituale del seppuku: un esempio di come chi si uccide attesti la negazione della morte nel momento in cui la promuove e mostri una palese distorsione dell’esame di realtà. Da un punto di vista psicoanalitico, infatti, nella maggior parte delle situazioni il suicidio è sotteso da una invariante psicopatologica di fondo di registro psicotico, un "radicale" perturbativo della relazione libidica con la realtà che antepone la predominanza delle fantasie inconsce alle capacità discriminative dell’Io nell’orientare le articolazioni del rapporto tra mondo interno e mondo esterno.
Il suicida narcisista, travolto da una disperazione senza colpa quando la realtà smentisce traumaticamente le pretese di perfetta corrispondenza ad un ideale di sé, in caduta libera nel vuoto della sua fatale disillusione, può cercare con la morte l’anestesia definitiva dal dolore per una ferita percepita come intollerabile e non rimarginabile, la spietata punizione per non essere stato all’altezza delle proprie pretese e dei propri ideali, il riscatto dell’onore perduto e l’attestazione estrema del proprio valore, la dimostrazione ultima della propria presunzione di onnipotenza. In questo senso il fragore del gesto e la risonanza pubblica che ne consegue sono potentissimi fattori di “traino” per realizzare la chiusura del cerchio megalomanico.
Stefano Tugnoli
Introduzione : un interessante articolo di Sabrina Pazzaglia sul sito della rivista “Il Mulino” di Sabrina Pazzaglia sul tema delle “madri-Narciso”.
La nuova sciagura della nostra epoca sembra essere la “Madre Narcisista”, la Grande Madre concentrata su se stessa “non in grado di trasmettere ai figli la possibilità dell’amore come realizzazione del desiderio e non come il suo sacrificio mortifero” (M. Recalcati su «la Repubblica» del 28.2.2015).
I più anziani di noi ricorderanno un tango in cui Nilla Pizzi canta: “Per la tua piccolina, non compri mai balocchi, mamma tu compri soltanto profumi per te!” e con il casché inchioda l’impietosa Mamma Narcisista alla meritata vergogna! Un motivo del 1928 che viene canticchiato in Italia per decenni dalle mamme che lanciano minacce alle figliolette capricciose, almeno fino agli anni Settanta: “Continua così e guarda come diventerai!”. Perché la protagonista della canzone è naturalmente una bambina, così come femmine sono preferibilmente le destinatarie delle angherie di varie madri-matrigne-streghe crudeli nelle fiabe: da Biancaneve a Cenerentola passando per Raperonzolo.
In quegli anni, nel cuore dell’Europa, sta crescendo, tra le grinfie di una Madre Narcisista, vanitosa, prepotente, distratta da feste e amanti, quel genio della letteratura del Novecento che è Irène Némirovsky. Un’autrice che ha fatto della propria sofferenza infantile e della diabolica figura materna materia di libri meravigliosi. Una madre diabolica, la sua, non in senso religioso quanto etimologico – che separa, crea divisioni, accusa – avendola crudelmente separata dall’unica donna che Irène amava e da cui era amata, la tata francese. Il suo dolore lacerante ci ha regalato capolavori, tra tutti Yetzabel, in cui viene descritta la Madre Narcisista. Ancora, capolavoro di crudeltà, nella biografia disgraziata di questa discendenza di donne, un emblematico episodio: la madre di Irène, nonna delle sue due figlie, non apre il portone del suo appartamento parigino alle nipoti in fuga con la tata dai nazisti, che avevano prelevato Irène e il marito per mandarli a morte. Alla tata implorante aiuto, risponde: “Se ne vada, io non ho nipoti!”. Quella della “Madre Narcisista” non è quindi una figura nuova.
Ma basta, protesta Chiara Saraceno in risposta a Recalcati («la Repubblica», 2.3.15). Basta dare tutte le colpe a queste povere madri che debbono desiderare di stare sempre nell’accudimento! Riconosciamo anche a loro, come è scontato per i padri, il diritto ad occuparsi di sé, dei propri progetti, del mondo. La genitorialità non è solo accudimento, è anche generatività. E comprende un progetto creativo più ampio.
Ma si può essere Madri-Narcisiste o Padri-Narcisisti o semplicemente Narcisisti. Non c’è scampo. Si può essere Narcisisti anche nell’accudimento: verso i figli, o il mondo, o la carriera, o perfino nella pulizia del garage.
Perché l’essere Narcisisti, nel senso attuale e divulgativo del termine, significa essere centrati unicamente, o massicciamente, su sé stessi e sulla realizzazione dei propri desideri. Desideri che potrebbero comprendere anche l’accudimento altrui, un po’ come nella barzelletta del boy scout che fa attraversare a forza la nonnina, che giunta dall’altra parte della strada spiega di non avere avuto alcuna intenzione di attraversare. È il desiderio. Meglio, è questo imperio del desiderio, questo vivere nella convinzione che il realizzare desideri sia un diritto che ci fa essere tutti novelli Narciso, che vede nel mondo solo riflessi di sé.
Siamo dunque tutti sotto la dittatura del Desiderio: esso ci imprigiona, ci incatena, ci rende vittime di un’inquietudine mai paga. Perché il desiderio, per sua intima e costitutiva natura, è un "tendere a", una lontananza, un porre il proprio oggetto in cielo, tra le stelle: prova ne è il suo etimo, che deriva dall’operazione di divinazione cui si dedicavano gli aruspici, consultando gli astri, e descrive il momento in cui gli astri non apparivano, erano nascosti, lontani (de-sidus).
Il desiderio è sperare nella realizzazione, operare perché avvenga ma avere in mente che non dipende solo da noi, dalle nostre capacità, dalla nostra buona volontà. Desiderare con saggezza significa tenere vicina la propria fragilità e volerle del bene, e avere in mente che anche quando un desiderio si compie non lo fa mai con le forme con cui lo avevamo immaginato. Ma conterrà sempre, in un certa misura, un qualche grado di insoddisfazione che ce ne svela la sua natura libera. Libera anche da noi che lo abbiamo generato: autonoma e celeste, proprio come i figli.
Sabrina Pazzaglia, 10 marzo 2015
È finalmente attivo il profilo google+ del Centro Psicoanalitico di Bologna:
plus.google.com/+CentroPsicoanaliticodiBologna
(Maria Grazia Vassallo Torrigiani)
Too Early, Too Late. Middle Est and Modernity.
Pinacoteca Nazionale di Bologna, 23/1-12/4/2015.
Bologna – l’ho scoperto in occasione di questa mostra – è stata con Parigi, Oxford, Avignone e Salamanca, una delle cinque città europee in cui dopo il Concilio di Vienna del 1312 vennero istituite le prime cattedre di arabo, siriano ed ebraico. Ciò significa la creazione di ponti linguistici e culturali che consentivano di incontrare il mondo islamico su terreni che non fossero solo gli insanguinati campi di battaglia dove, tra l’XI e il XIII secolo, milizie islamiche si erano andate scontrando con eserciti europei armati da principi cristiani, che ammantavano di vessilli crociati e rivendicazioni religiose ben più prosaiche mire di espansionismo geopolitico.
Sullo sfondo di questo secolare legame culturale con il Medio Oriente, Bologna appare proprio la cornice ideale per ospitare Too Early, Too Late, mostra di estremo interesse nel suo porsi come obiettivo l’esplorazione delle dinamiche attivate dall’incontro tra Occidente e Medio Oriente, focalizzandosi specificamente sull’impatto della Modernità in quei paesi e tra quei popoli. Se ne propone una lettura attraverso i modi in cui questo complesso e tormentato processo è stato vissuto, interpretato e configurato in una molteplicità di forme d’espressione artistica – foto, oggetti, istallazioni e video. Il curatore, Marco Scotini, afferma che il titolo della mostra è stato scelto per suggerire categorie temporali – un “troppo presto” e un “troppo tardi” – che fossero in grado “di mettere maggiormente a fuoco forme diseguali di sviluppo “, proprie di un momento storico come il nostro in cui : “L’ascesa (ovunque e simultanea) di una molteplicità di fenomeni fondamentalisti, frammisti di arcaismo e modernità e quale segno evidente di mancanza di prospettiva per il futuro, ha rimesso fortemente in discussione l’odine del tempo; altrove come qui” (p.24)
La cultura dei lumi, espressione della modernità occidentale, è entrata in Egitto a seguito delle truppe di Bonaparte nel 1798. Come ha scritto su Psiche lo psicoanalista tunisino Fethi Benslama, da allora “ […] una feroce guerra oppone i detentori della comunità organica dell’Islam e coloro che cercano di sostituirgli società pensate, governate dallo stato nazionale, quali che siano d’altra parte i risultati di quest’impresa. Il vero conflitto non è dunque fra laicità e religione come si potrebbe pensare, o piuttosto questo antagonismo è soltanto secondario alla posta in gioco delle trasformazioni del patto della comunità”****** (p.30)
Nel catalogo della mostra bolognese, il politologo tunisino Hamadi Redissi ci ricorda anche come la modernità sia stata spesso percepita come compromessa con il colonialismo – o il post colonialismo , o con regimi dittatoriali e corrotti – per cui la rappresentazione dell’Occidente risulta ambivalentemente investita per ciò: “ che ha di negativo e repulsivo (le sue armi, i suoi dei, il suo dominio) e simultaneamente di positivo ed attraente (la sua amministrazione razionalizzata, la sua tecnica, la sua cultura, le sue arti, e così via)*. (p.45)
Occorre comprendere come la compatta totalità dell’Islam medioevale sia stata scossa, incrinata, destrutturata, e si sia infranta la stabilità della raffigurazione del mondo e del sé collocato in quel mondo, aprendo laceranti interrogativi su come accedere a questo «tempo nuovo» della odernità senza perdere la propria identità. Si tratta di far fronte a slittamenti temporali, sfasamenti ideologici e culturali che richiedono aggiustamenti continui nei propri processi di identificazione/disidentificazione, e che suscitano ansie di disgregazione e turbolenze sia sul piano psichico individuale che gruppale.
Ciò che è richiesto, è uno sforzo collettivo per alimentare la capacità della mente di contenere il nuovo e l’ignoto, e di tollerare e negoziare la coesistenza di diversi livelli di esperienza senza ricorrere a psicotiche scissioni ed evacuazioni nell’altro del negativo – e questo sia in Medio Oriente che in Occidente.
Anche dall’insieme dei lavori presenti in mostra ciò che emerge non è un’immagine unificata, bensì una molteplicità di esperienze, di frammenti di vita, ricordi, documenti, che rimandano frequentemente ad eventi drammatici la cui eco a noi è giunta negli anni attraverso i media. Nelle opere prende corpo la testimonianza di quei traumi e di quelle lacerazioni, degli slittamenti e ambivalenze a cui si accennava; non di rado gli stessi artisti hanno dovuto lottare contro censure e persecuzioni per il loro lavoro, fortemente intriso di una tensione umana e politica che è anche affermazione identitaria.
Al piano inferiore della Pinacoteca, la mostra accoglie i visitatori con una grande riproduzione della Porta del Tempo di Karnac, come ad evocare l’ingresso di Bonaparte in Egitto a fine ‘700 con a seguito anche un nutrito drappello di 151 studiosi di diverse discipline, incaricati di esplorare le ragioni del Nilo e la Valle dei Re, da cui riportarono in patria rilievi e disegni di quei luoghi e di quei templi sconosciuti ed affascinanti.
All’interno della riproduzione della Porta, una teca ospita l’istallazione di Bisan Abu Eishel, che consiste nella raccolta dei componenti di una radio a transistor degli anni ottanta del ’900 i quali, smontati pezzo a pezzo dai familiari, erano stati introdotti in carcere e rimontati a poco a poco dal padre detenuto nelle prigioni israeliane, consentendogli di ascoltare di nascosto la radio palestinese. In un’altra teca, reperto anch’esso di vicende dolorose e drammatiche, c’è l’unica copia rimasta di un film italo-palestinese di Mustafa Abu Ali, una pellicola avventurosamente salvata che riprende il massacro di Tall El Zatar durante la guerra civile libanese del 1975. Ancora un’altra piccola teca, e troviamo una fragile e inquietante collana creata dalla libanese Mona Hatoum – un ornamento intessuto di quegli stessi capelli che il velo dovrebbe celare nella mortificazione del corpo femminile imposta dalle leggi islamiche.
Tantissime le opere esposte; durante il percorso, ad ogni visitatore la scelta di soffermarsi su ciò che maggiormente colpisce la sua sensibilità individuale. Ricordo il tappeto bruciato di Mona Hatoum; le foto di Basilico che davanti alla devastazione di Beirut ha voluto ritrarla “come se la gente avesse abbandonato gli spazi per tornarci in un futuro prossimo”; i due video dell’afgana Lida Abdul, che vuole dar voce non solo al vuoto della distruzione, ma anche al tenace sforzo per affermare una possibilità di speranza e sopravvivenza – i due video sono Bricksellers of Kabul, e la sua performance filmata in White House, dove in una sorta di rito di elaborazione del trauma e di rigenerazione si impegna pazientemente a ricoprire con uno strato di vernice bianca ruderi di abitazioni distrutte dalla guerra. C’è l’immagine colorata del timbro (illegale) dello Stato di Palestina, un gelsomino e un uccellino ad ali spiegate, realizzato da Khaled Jarrar; le foto dell’iraniana Shadi Ghadirian, che si rifanno ad archivi ottocenteschi e in cui diverse temporalità contrapposte coesistono nell’immagine; il video Cabaret Croisades dell’egiziano Wael Shawky, dove l’epica delle Crociate è narrata da un teatro di marionette; e le figurine di Piazza Tahir dell’egiziano Moataz Nasr (alla cui ricerca artistica rimando in un altro articolo su spiweb "Moataz Nasr" )
C’è tanto altro ancora in questa mostra, che è un invito ad una riflessione critica tanto più necessaria nella temperie che stiamo attraversando, un invito all’ascolto e al confronto con l’Altro che non conosciamo, senza chiudere ogni spazio di pensiero e di mediazione arroccandosi nella ineluttabilità dello “scontro di civiltà”.
Fathi Beslama, Allo specchio della rivoluzione, Psiche 2/20145
Too Early, Too Late, Catalogo della Mostra, Mousse Publishing, Milano, 2015.
* Per Fethi Benslama, il processo psichico alla base del legame organico del soggetto con la comunità si basa sull’esperienza primitiva del legame con la madre da cui si attinge amore e identità. Tra l’altro la “comunità dei Musulmani” è definita dal termine “Ouma”, che si riferisce esplicitamente a Oum (madre).

Sabato 22 gennaio presso il liceo classico statale "M. Minghetti" di Bologna Anna Roncarati e Giorgio Mereu, psicoanalisti della Società Psicoanalitica Italiana, afferenti al Centro Psicoanalitico di Bologna (gruppo Psiche-Dike) terranno un incontro dal titolo "Violenza agita e subita" con un gruppo di studenti liceali.
Sabato 25 Ottobre
Sala Museale del Baraccano Via S.Stefano 119 - Bologna
Sala M.Biagi, ore 17
"Adolescenti e dintorni"
Tavola rotonda con:
Dott.ssa Ilaria Giorgietti, Presidente Quartiere S.Stefano
Dott.ssa Irene Ruggiero, Psicoanalista SPI con funzioni di Training, esperta in analisi di adolescenti
Prof. Filippo Bernardi, Direttore Pediatria d'Urgenza, Ospedale Sant'Orsola
Moderatrice: Dott.ssa Mara Monti, Il Sole 24 Ore
il viaggio di Freud in Italia
27 settembre 2014
ore 16.00,
sala multimediale Museo Arte Ravenna, via di Roma 13
Interverranno:
Giovanna Piaia, Assessora Politiche Socio Sanitarie Comune di Ravenna;
Daniela Marangoni, Membro Associato della Società Psicoalitica Italiana;
Presentazione: il viaggio di Freud in Italia.
Stefano Bolognini, Presidente della International Psicoanalytical Association;
La psicoanalisi nel mondo.
Irene Ruggiero, Presidente del Centro Psicoanalitico di Bologna;
Come è cambiata la psicoanalisi.
Marco Mastella, segretario scientifico del Centro Psicoanalitico di Bologna;
La psicoanalisi oltre il divano.
Pierluigi Moressa, Membro Associato della Società Psicoalitica Italiana;
Freud e Ravenna.
ore 17.30,
area della fontana dei Giardini Pubblici, via Santi Baldini
Inaugurazione della targa che ricorda la visita di Sigmund Freud a Ravenna.
Scarica la locandina dell'evento
Bologna 14 e 15 Febbraio 2015
Convento S.Domenico - Sala Emeroteca - piazza S.Domenico 13
Brochure del programma Informazioni Iscrizione online Scarica la scheda di iscrizione
Il concetto di “relazione” ricorre oggi con notevole frequenza e talvolta con una certa genericità in psicoanalisi, ma non sembra ancora avere trovato definizione, statuto teorico e impostazione tecnica sufficientemente adeguati, organici e precisi. Impiegato troppo spesso in mera antitesi ai riferimenti pulsionali con un’ottica riduttiva e semplificatrice, esso rischia così di perdere, da un lato, il suo immenso potenziale scientifico e trasformativo e, dall’altro, la necessaria specificità psicoanalitica.
In continuità con la sua tradizione storica e con la sua caratterizzazione culturale, il Centro Psicoanalitico di Bologna organizza il 1° Dialogo Internazionale sulla Relazione in ambito teorico e clinico, interrogando specialisti italiani e stranieri su questo tema cruciale della psicoanalisi contemporanea, di cui intende esplorare la complessità con spirito di approfondimento critico e con interesse verso il nuovo.
È stata pubblicata una videointervista a Stefano Bolognini (presidente IPA), nella quale presenta l'iniziativa e le sue motivazioni: guarda il video
Programma
Sabato 14 Febbraio
Sessione mattutina ore 8.30 - 13.30
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ore 8.30 |
Registrazione partecipanti |
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ore 9.00 |
Apertura lavori: Irene Ruggiero |
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Chair: Filippo Marinelli |
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ore 9.15 |
Processus et fondements de la rencontre psychoanalytique Relatore: René Roussillon |
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ore 10.15 |
Discussant: Anna Ferruta |
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ore 10.30 |
Coffee break |
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ore 11.00 |
Quale posto per l'azione nella relazione analitica? Relatore: Irene Ruggiero |
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ore 11.30 |
Discussant: Benedetta Guerrini Degl’Innocenti |
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ore 11.45 |
Discussione con la sala |
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ore 13.30 |
Conclusione dei lavori |
Sessione pomeridiana ore 14.30 - 18.15
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Chair: Walter Bruno |
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ore 14.30 |
"Venire da lontano" e "diventare temporaneamente il paziente a propria insaputa" Due assunti nella mente psicoanalitica di Ferenczi al lavoro. Relatore: Franco Borgogno |
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ore 15.00 |
Discussant: Daniela Nobili |
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ore 15.15 |
Coffee break |
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ore 15.45 |
Bambini e genitori dall'analista: un gioco di relazioni Relatore: Marco Mastella |
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ore 16.15 |
Discussant: Francesco Pozzi |
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ore 16.30 |
Discussione con la sala |
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ore 18.15 |
Conclusione dei lavori |
Domenica 15 Febbraio
Ore 9.15 - 13.30
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Chair: Angelo Battistini |
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ore 9.15 |
The psychoanalytic relationship. The struggle to express the inexpressible. Relatore: Christoph E. Walker |
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ore 10.15 |
Discussant: Maria Vittoria Costantini |
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ore 10.30 |
Coffee break |
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ore 11.00 |
La relazione come funzione analitica Relatore: Stefano Bolognini |
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ore 11.30 |
Discussant: Romolo Petrini |
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ore 11.45 |
Discussione con la sala |
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ore 13.00 |
Conclusioni: Paola Golinelli e Nicolino Rossi |
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ore 13.30 |
Chiusura dei lavori |
Comitato scientifico
Stefano Bolognini, Paola Golinelli, Marco Mastella, Nicolino Rossi, Irene Ruggiero
Comitato organizzativo
Daniela Battaglia, Maria Cristina Calzolari, Mario Crisci, Luisa Masina,
Sabrina Mosca, Cristina Nanetti, Stefano Tugnoli
Segreteria Organizzativa
Paola Vistoli - Via Masi 5, 40137 Bologna - tel. 051399634 cell. 3389365048 -
Evento in fase di accreditamento: crediti previsti 10,5
RELATORI
Stefano Bolognini (Bologna): Analista con Funzioni di Training della SPI. Presidente della International Psychoanalytical Association (IPA).
Franco Borgogno (Torino): Analista con Funzioni di Training della SPI. Professore di Psicologia Clinica dell’Università di Torino.
Maria Vittoria Costantini (Padova): Analista con Funzioni di Training della SPI. Presidente del Centro Veneto di Psicoanalisi (CVP)
Anna Ferruta (Milano) : Analista con Funzioni di Training della SPI. Segretario Nazionale dell’Istituto di Training della SPI.
Paola Golinelli (Bologna): Analista con Funzioni di Training della SPI
Benedetta Guerrini Degli Innocenti (Firenze): Membro Ordinario della SPI. Segretario Scientifico del Centro Psicoanalitico di Firenze (CPF).
Marco Mastella (Ferrara): Analista con Funzioni di Training della SPI. Segretario Scientifico del Centro Psicoanalitico di Bologna (CPB).
Daniela Nobili (Bologna): Membro Ordinario della SPI.
Romolo Petrini (Roma): Membro Ordinario della SPI.
Francesco Pozzi (Modena): Analista con Funzioni di Training della SPI.
Nicolino Rossi (Bologna): Membro Ordinario della SPI. Professore di Psicologia Clinica dell’Università di Bologna
René Roussillon (Lyon, Francia): Analista con Funzioni di Training della Societé Psychanalytique de Paris (SPP). Professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia dell’Università di Lione.
Irene Ruggiero (Bologna): Analista con Funzioni di Training della SPI. Presidente del Centro Psicoanalitico di Bologna (CPB)
Christoph E. Walker (Tübingen, Germania): Analista con Funzioni di Training della Deutsche Psychoanalytische Vereinigung (DPV). Già Presidente della Associazione Psicoanalitica Tedesca.
Iscrizione, Quote e Informazioni
Quota d’iscrizione:
| entro 15/01/2015 | dopo 15/01/2015 | |
| Con ECM | €130+22%IVA=€158,60 | €150+22%IVA=€183 |
| Senza ECM | €110+22%IVA=€134,20 | €130+22%IVA=€158,60 |
| Candidati, specializzandi, studenti | €80+22%IVA=€97,60 | €100+22%IVA=€122 |
modalità di pagamento:
Il pagamento della quota d’iscrizione va effettuato mediante bonifico bancario presso:
Unicredit Banca IBAN: IT53U0200802431000103457065
L'iscrizione può essere effettuata online oppure inviando la scheda cartacea compilata: in ambedue i casi è comunque necessario versare la quota di iscrizione e inviare l'attestato del bonifico avvenuto (l'iscrizione sarà ritenuta valida solo a bonifico avvenuto) alla segreteria organizzativa presso:
Paola Vistoli - Via Masi 5, 40137 Bologna - tel. 051399634 cell. 3389365048 -
Hotel che offrono tariffe agevolate ai partecipanti al congresso:
Art Hotel Corona D'Oro Via Oberdan, 12 40126 - Bologna, Italia Tel. +39 051 7457611
Art Hotel Dei Commercianti Via de' Pignattari 11, 40124 Bologna Tel. +39 051 7457511
Art Hotel Novecento P.zza Galileo, 4/3 40123 Bologna Tel. +39 051 7457311
Art Hotel Orologio Via IV Novembre, 10 40126 - Bologna, Italia Tel. +39 051 7457411
Per la prenotazione on line negli Art Hotel (Corona D’Oro, Dei Commercianti, Novecento, Orologio) si può utilizzare il seguente link: www.bolognarthotels.it
Buonhotel Via degli Usberti, 4 Bologna Tel. 051 231807 Per la prenotazione on line si può utilizzare il seguente link: www.buonhotelbologna.it
Hotel Tre Vecchi 47, Via Dell'Indipendenza-Bologna, BO – 051 231991 www.trevecchi.hotelsbologna.it.
Per la prenotazione inviare una mail a

Sabato 10 maggio 2014, alle ore 18, a Bologna, si terrà l’inaugurazione di via Sigmund Freud, momento conclusivo della realizzazione di un progetto avviato su iniziativa dal Centro Psicoananalitico di Bologna.
L’evento sarà presenziato da:
Alberto Ronchi (Assessore alla Cultura del Comune di Bologna)
Perché una via Sigmund Freud a Bologna?
Irene Ruggiero (Presidente del Centro Psicoanalitico di Bologna)
La psicoanalisi ha fatto strada dai tempi di Freud.
Stefano Bolognini (Presidente dell’International Psychoanalytical Association)
La psicoanalisi per le vie del mondo.
Gino Zucchini (Analista con Funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana)
L’avvio della psicoanalisi bolognese.
Marco Mastella (Segretario Scientifico del CPB)
Le vie della Psicoanalisi oltre il lettino.
Il ritrovo per l'inaugurazione è previsto nel piccolo spiazzo a fianco la targa di Via Sigmund Freud.
Di seguito i link per il download di tutte le informazioni necessarie:
Invito ufficiale inaugurazione via Sigmund Freud
Sabato 3 agosto 2013, nella sessione plenaria conclusiva del 48° Congresso dell’International Psychoanalytical Association (IPA), Stefano Bolognini con il suo discorso ufficiale di insediamento alla Presidenza IPA ha presentato le linee di fondo del programma che lo vedrà impegnato quale primo italiano al vertice della più importante istituzione psicoanalitica del mondo, fondata da Freud nel 1910, che oggi accorpa 70 Società presenti in 33 nazioni nei 4 continenti.